Lezioni di ballo, di R. Cooper

AeP - Lezioni di ballo

Autore: R. Cooper
Lunghezza stampa: 133 pagine
Editore: Dreamspinner Press
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Cristina Fontana
Acquistabile qui

Trama:

Chico vive da due anni una relazione che lo consuma con un uomo prepotente. Quando il suo ragazzo gli rivela che sta vedendo qualcun altro, a Chico non resta altra scelta che trasferirsi sopra il garage del cugino in un piccolo paese tra i boschi di sequoie. Qui tira avanti svogliatamente. Per farlo uscire, il cugino lo spinge a offrirsi come volontario per aiutare con lo spettacolo annuale della scuola di danza del posto.
Chico non si aspetta di finire a una lezione di ballo o di iniziare a sentirsi di nuovo vivo tra le braccia del suo maestro. Rafael, il figlio del proprietario della scuola, è stato un ballerino di talento, ma ora ama insegnare. Sebbene Chico ne sia attratto, ha paura di avvicinarlo. Rafael, però, è determinato, e a Chico basterà un solo ballo per capire che ha ancora qualcosa da imparare.

 Recensione:

L’abuso non sempre prende la forma di violenza fisica, ma anzi, spesso assume un aspetto più subdolo e crudele, distruggendo una persona dall’interno senza lasciar trapelare alcun segno esteriore. E riprendersi da una situazione del genere richiede tempo e l’appoggio delle persone giuste.

Chico ha affidato le sue speranze e il suo cuore a un uomo che non ne ha avuto la cura dovuta, ma che invece ne ha fatto scempio, segnandolo per sempre. Dopo mesi di apatia e depressione, suo cugino lo trascina finalmente via da un ambiente diventato ormai tossico per portarlo con sé in una cittadina di montagna, lontana dalle luci opprimenti della grande città e da cui finalmente riesce a vedere le stelle. È grazie alle insistenze di Davi che lascia il buco di appartamento in cui ha trovato rifugio e tenta un nuovo approccio, seppur controvoglia, alla vita e agli altri, iniziando a fare volontariato in una scuola di danza. Ed è lì che incontra Rafael.

Mi è piaciuto il modo in cui l’autrice ha mostrato la profonda oscurità in cui si trova intrappolato il protagonista. Molte sue azioni potrebbero sembrare strane, esagerate e incomprensibili, se non fosse stato chiarito lo stato d’animo in cui si trova e la profonda sfiducia in se stesso che lo tormenta. Invece, ho trovato molto realistico il modo in cui si rapporta con gli altri, specialmente con Raf. E molto doloroso. Mi sono commossa ogni volta in cui Chico parlava di sé, sminuendosi, negando ogni suo valore e qualità quando invece in lui c’era così tanto da dare. E mi sono sentita stringere la gola quando, attraverso gli specchi della sala da ballo e le parole di Raf, comincia finalmente a vedersi con occhi diversi.

Quando vide se stesso, si immobilizzò. Con le braccia nude e la sua ossatura sembrava ancora più delicato. La sua carnagione era più scura della maggior parte dei presenti e la sua figura più esile di alcune delle donne. Ma stava ancora lì, in piedi, schiena dritta, una mano alzata come se aspettasse il ritorno di Rafael.
Lasciò ricadere immediatamente la mano lungo il fianco, ma i suoi occhi rimasero spalancati alla continua ricerca di Rafael.
Quando i loro sguardi alla fine si incontrarono nello specchio, Chico abbassò la testa.
“La ragione per cui i ballerini usano gli specchi è per fare in modo di vedere il proprio corpo e i movimenti da diverse prospettive.” Chico non aveva notato Rafael avvicinarsi alle sue spalle. Sollevò di nuovo lo sguardo, ritrovando nello specchio quello di Rafael, che lo studiava nel riflesso mentre i ballerini passavano davanti a loro. “La visuale di un ballerino a volte è limitata ai pochi passi che non riesce a eseguire bene. Uno specchio permette di vedere oltre i piedi e le braccia. Si può vedere il movimento nella sua interezza, dall’inizio alla fine. Si può vedere l’effetto che si ha sugli altri e vedere se stessi dalla loro prospettiva.”
“Hai notato la tua posizione?” continuò Rafael, quasi in modo colloquiale, tranne per il tono sommesso, e lo sguardo fermo nello specchio. Chico era teso, ma non in posizione di fuga. La schiena era dritta. La testa era leggermente piegata, ma la sollevò quando Rafael mise una mano sul suo fianco, dove doveva stare. Sentiva il suo respiro sul collo. Chico tremò e dischiuse le labbra.
“Hai notato quello che il tuo corpo mi sta comunicando?” Rafael parlò con voce roca e attese che lui annuisse prima di parlare di nuovo. La bocca socchiusa e i suoi piccoli ansiti erano un chiaro segno della sua reazione alla vista di Rafael alle sue spalle. Per un attimo, l’altro lo tenne stretto, come se stesse immaginando le stesse cose di Chico, poi gli sussurrò all’orecchio: “Allora cosa ti sto comunicando io?”

I personaggi di contorno sono abbastanza delineati, alcuni più di altri, e creano una bella cornice intorno alle vicende del protagonista.

Parlo volutamente di protagonista, al singolare, perché anche se la storia racconta della nascita di una coppia, mi sono trovata soprattutto rapita dal lento, difficile e doloroso percorso di Chico. Rafael è un bel personaggio ma, senza nulla togliergli, mi sono trovata più interessata alle reazioni di Chico a lui che al ballerino in sé. E non la trovo una cosa negativa, tutt’altro!

La narrazione è a volte confusa e in certi punti mi ha un po’ infastidita, ma questo non ha influito più di tanto sul mio apprezzamento della storia, che ho divorato nel giro di poche ore.

Un romanzo piacevole, che lascia una bella sensazione e che mi sento di consigliare.

Cate

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