Oltre ogni limite, di Simona Liubicich

aep-oltre-ogni-limiteAutore: Simona Liubicich
Lunghezza stampa: 136 pagine
Editore: Selfpublishing
Lingua: italiana
Acquistabile qui

Trama:

San Francisco, 1905.
Per Philippa Green, il suo lavoro d’investigatrice è tutto, la sua indipendenza di donna, l’aria stessa che respira. Nonostante la sicurezza apparente, il suo cuore è stato spezzato dall’unico uomo che abbia amato davvero: Clive Anderson, capo della Divisione Investigativa di San Francisco. 
Adesso, una serie di omicidi la costringono a lavorare fianco a fianco con lui e Phil dovrà lottare contro se stessa per rifiutare quella passione che la divora, mentre uno spietato assassino si aggira nell’ombra a caccia delle sue vittime.
E lei potrebbe essere nel suo mirino…

Recensione:

Devo a questo breve romanzo la fine di un non breve periodo di blocco del lettore. Non che gli altri, iniziati e abbandonati dopo poche pagine, non fossero validi, ma Oltre ogni limite ha sbloccato la situazione. In effetti, è un romanzo che, se pur breve, racchiude in sé un’originalità che da tempo non incontravo.

Innanzi tutto è originale nella trama: un thriller niente male con tanto di feroce serial killer, ambientato nella San Francisco di primo Novecento.

In secondo luogo, sono singolarmente originali e affascinanti i personaggi:, a cominciare dai protagonisti, Philippa Green ‒ indomita ragazza di origine creola che svolge nientemeno che il lavoro d’investigatrice ‒ e Clive Anderson, che non vede di buon occhio la pericolosa attività dell’ex amante. Senza dimenticare il serial killer, uno dei personaggi più inquietanti mai incontrati, al punto di ricordarmi Il silenzio degli innocenti.

Philippa, detta Phil, è un personaggio davvero ammirevole ed è impossibile non adorarla. Per metà creola, è bellissima, sensuale e libera. È ardita, cocciuta e maledettamente in gamba nel suo lavoro di detective. Sa sparare ‒ e non esita a farlo ‒ e ha due grandi amori: il suo lavoro e Clive Anderson.

Era dai tempi di Mackayla Lane, della serie Fever della Moning, che non incontravo un personaggio così intelligente, testardo e coraggioso al limite dell’imprudenza, con un senso della lealtà altissimo, capace di difendersi ma anche di vendicarsi e di vendicare le persone a lei care.

L’autrice fa davvero il tifo per questa bellissima quanto in gamba ragazza, descrivendola dettagliatamente in diversi punti, qualcuno di troppo a mio parere, ma rendendola però assolutamente credibile nell’epoca in cui la colloca.

“Phil sapeva di poter contare, oltre che sulla sua intelligenza, sull’aspetto fisico. Era conscia di avere una figura attraente: alta e slanciata, quel giorno indossava un abito chiaro che enfatizzava i suoi colori naturali. I capelli, riccioli color ebano, erano raccolti in modo falsamente disordinato sulla nuca, la carnagione olivastra in contrasto col tessuto pallido e occhi di giaietto. Caratteristiche derivanti dalla Louisiana, dove era nata sua madre, e dove l’influenza creola era molto forte”

Anche se la sua libertà e il suo lavoro vengono prima di ogni cosa, Phil non è certo esente dalla sofferenza dovuta alla solitudine e all’abbandono da parte dell’uomo che le ha spezzato il cuore. Quello tra lei e Clive è stata una grande passione e le pagine a loro dedicate sono molto intense e sensuali, anche se elegantemente discrete.

“Lo baciò, l’anima strappata, il desiderio di lui così forte da farle male, sapendo che quella sarebbe stata l’ultima volta che trascorreva con lui. Un altro colpo, un’altra perdita, un altro dolore. Si lasciò divorare da lui con trasporto, passione, amore. Sì, amore, perché Phil lo amava così tanto che sarebbe stata disposta a morire per lui. Ma doveva lasciarlo andare, doveva rinunciare all’uomo della sua vita, all’unico che era certa, avrebbe amato.”

L’originalità, infine, è costituita anche dalla narrazione: evocativa e scorrevole, comica in alcuni punti, orrifica in altri, come nel miglior romanzo thriller, e una parte, per così dire romantica, molto diversa da quello che ci si potrebbe aspettare.

Già dalla prima pagina ci si trova immersi in un’atmosfera pregna di angoscia e orrore, con la scoperta e l’analisi del corpo della prima vittima. Una capacità descrittiva che coinvolge, evocando non solo immagini ma anche odori.

“Era completamente priva di trucco. Probabilmente lo rimuove dopo averle uccise…o forse prima, pensò Philippa mentre sentiva il cuore batterle più forte nel petto; si guardò attorno in quella catapecchia claustrofobica di Mission District, il quartiere più antico di San Francisco e si sentì ancora più oppressa. C’era penombra, le finestre erano malandate e serrate, i vetri sporchi di polvere e tempo.”

La conclusione del romanzo forse farà sorridere i più, se non addirittura storcere il naso, ma a me è sembrato invece coerente, non tanto con il personaggio quanto, piuttosto, con la collocazione storica del racconto. Mi è parso che l’autrice non si sia soltanto limitata a scrivere un romanzo di ambientazione storica, ma che l’abbia fatto proprio come alcuni autori e autrici di qualche tempo fa. Pertanto, anche se un po’ scontato, il finale non avrebbe potuto essere diverso.

Oltre ogni limite è una bella storia piena di suspense, colpi scena, omicidi, intrighi e vendette, ma anche d’amore e passione.

Annesa

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