Infine cadono le stelle, di Brandon Witt

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Autore: Brandon Witt
Lunghezza stampa: 356 pagine
Editore: Dreamspinner Press
Lingua: italiano (Recensione basata sull’edizione in inglese)
Traduzione a cura di: Ida Giannini
Acquistabile qui

Trama:

Dopo la  morte della moglie, avvenuta quattro anni prima, di Travis Bennett è rimasto il guscio dell’uomo che era. Con il suo cane al fianco, cresce tre figli, gestisce il suo magazzino di mangimi e lavora come sovrintendente di una fattoria. Ma ogni giorno, ogni minuto, è un vuoto doloroso.

Wesley Ryan ha ricordi affettuosi della piccola città di El Dorado, sull’altopiano dell’Ozark. Vedendola come un posto sicuro dove potersi lasciare alle spalle le relazioni fallite, Wesley si trasferisce nella vecchia casa dei nonni e prende in gestione la locale clinica veterinaria. Quando una mattina riceve la visita di Travis con il suo cane, in lui nascono sentimenti che cerca di allontanare. L’ultima cosa di cui ha bisogno è innamorarsi di un uomo con un bagaglio emotivo e tre ragazzi come parte del pacchetto.

La vita, tuttavia, sembra avere altri piani.

* * *

I libri belli rimangono tali anche a distanza di anni. Quando è stata pubblicata questa recensione non si sapeva ancora che il libro sarebbe stato tradotto in italiano, né lo immaginava chi l’ha scritta, ma visto che da oggi è accessibile nella nostra lingua a tutti i lettori, abbiamo deciso di riproporla.

* * *

Recensione:

Ringrazio Ariaeparole per avermi dato l’opportunità di esercitare qualche muscolo che non usavo da tempo, quello della riflessione sui libri che amo. Ho recensito per anni, quasi tutti i giorni, su Goodreads, ma negli ultimi tempi ho dovuto abbandonare questa passione. Non scrivo recensioni tecniche; sono anzi molto sbilanciate sul fanatismo quando incrocio un libro che mi piace. Then the Stars Fall di Brandon Witt è stato un’assoluta rivelazione per me. Spero che la casa editrice con cui collaboro lo traduca in italiano. Sinceramente ho anche paura che lo faccia, perché è un libro con emozioni delicate e sottili, con una vena di malinconia e poco sesso, quindi sono quasi certa che non sarebbe un grande successo. So che è un assoluto capolavoro. Quelle che seguono sono le mie riflessioni. Se mi incrociate su Goodreads, l’autore ha lasciato un pensiero molto carino sotto questo delirio. Gli autori scrivono per me, il minimo che possa fare è condividere le mie emozioni da lettrice e cercare di contagiare altri appassionati.

Sono una lettrice emozionale e questo libro era ciò di cui avevo bisogno.

La storia è molto semplice: un vedovo bisessuale con tre bambini incontra il veterinario gay appena arrivato in una piccola città. Si sa dall’inizio cosa implicherà la storia: tristezza, senso di colpa, mentalità ristretta, buoni contro cattivi, pregiudizio, solidarietà, amore in tutte le sue forme (per i figli, i fratelli, gli animali, le persone) e declinazioni (puro, sensuale, terreno e sacro). Quello per cui non si è preparati, forse, è l’assoluta bellezza della scrittura.

È come se tutti i sentimenti dei protagonisti trovassero una rappresentazione perfetta: la scrittura li rende reali e tangibili. Raggiunge vette di liricità che fanno volare lo spirito.

Wesley, il veterinario, si trasferisce nella cittadina di El Do per ritrovarsi. Amava quel posto da bambino e va a vivere nella casa che ha ereditato dai nonni. Wesley è orgogliosamente omosessuale, guida un’auto che sembra pubblicizzare il suo orientamento, si veste in modo ricercato e corre con scarpe da tennis dai lacci rosa. Viviamo il suo rapporto con la città intera, dalle parole benintenzionate ai rimproveri silenziosi. Non nasconde quanto sia spaventato, ma ha determinazione e rispetto di se stesso. Come quell’inatteso scoppio d’ira che gli permette di opporsi a un bullo, ogni passo che compie nella relazione con Travis (il vedovo) mostra il suo coraggio nonostante i suoi dubbi. È come se ci fosse un Superman nascosto sotto i suoi vestiti di tutti i giorni.

Travis sta ancora piangendo la moglie e crescendo i suoi tre figli. È bisessuale e quando incontra Wesley, ne è attratto e decide di arrendersi ai sentimenti che ha sempre provato per gli uomini. Non è solo lussuria, però, è empatia, è il bisogno di un compagno. Travis è un uomo-orso che ha bisogno di amare e sentirsi amato da uno spirito affine. Ha messo gli occhi su Wesley e non rifugge i propri sentimenti una volta presa la decisione su che tipo di relazione vuole portare avanti con l’altro uomo. È schietto e onesto, si mostra per quello che è. Così ha cresciuto i suoi ragazzi. Sappiamo che è inciampato, ma si è rialzato, e alla fine lo amiamo di più proprio per le crepe nella sua armatura.

E poi ci sono i personaggi secondari, la famiglia stretta di Travis, il suo miglior amico Jason e la popolazione di El Do. Non sono un’amante del punto di vista multiplo. Preferisco al massimo un duplice punto di vista, di più mi sembra inutile (o la dimostrazione di una scarsa tecnica dell’autore, talvolta). In questo libro ci sono brevi capitoli con il punto di vista dei personaggi la cui vita viene cambiata dall’amore di Travis e Wesley. Sono come pietre preziose su un fine tessuto. Che posso dire? Il capitolo di Mason, uno dei figli più piccoli di Travis, mi ha fatto singhiozzare e non avendo un fazzoletto a disposizione sono dovuta inciampare fuori dal letto per prenderne uno, prendendo in giro anche me stessa perché ero stata di nuovo catturata in una storia. Cristo, adoro quando mi succede. Ogni personaggio è diventato vivo e mi è diventato caro: mi importa di questa gente. Come si spiega? È una magia.

L’ambientazione è plausibile, una piccola cittadina dove tutti conoscono tutti. Era come essere là e le descrizioni dei luoghi sono tratteggiate vivacemente, ma senza dettagli inutili. Mi sembrava di stare accanto a Travis mentre rifletteva sulla vita con il suo cane Dunkyn su quel bellissimo campo dove correvano i bufali, o in ginocchio sulla tomba della moglie, o seduto su una panchina in una fredda notte sul lago.

C’è la storia d’amore, ma non c’è una descrizione dettagliata del sesso. C’è il desiderio, è palpabile, possiamo sbirciare in qualche momento intimo, ma è come ascoltare attraverso un muro, senza vedere davvero cosa succede. Mi sta bene. Non raccomanderei di leggere il libro tutto di seguito (non l’ho fatto) perché merita di essere assaporato lentamente, che la storia accompagni il lettore nella giornata, così da desiderare di incontrare i personaggi quando si trova finalmente il tempo per dedicarsi a se stessi. Era difficile appoggiare il libro mentre leggevo, ma sono contenta di non averne fatto indigestione.

Ho quasi paura a raccomandarlo ad altri perché non voglio sentire possibili commenti negativi. Mi è prezioso, è stato un privilegio leggerlo, e rubando da Shakespeare: è un libro “della materia stessa di cui sono fatti i sogni dei lettori”.

Emanuela

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