Laurel Heights 2, di Lisa Worrall

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Autore: Lisa Worrall
Serie: Laurel Heights
Lunghezza stampa: 163 pagine
Editore: Triskell
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Caterina Bolognesi
Acquistabile qui

Trama:

Will e Scott, ormai dichiaratamente gay e orgogliosi di esserlo, vivono insieme nella piccola villetta di Scott.
Perciò è tutto perfetto, giusto? Sbagliato…
Scott ha un nuovo partner, un partner maschio, e a Will la cosa non piace per niente. C’è un sadico serial killer in libertà che sta torturando e uccidendo gli uomini della comunità gay, e Will e Scott non hanno alcuna pista da seguire.
E in più, uno dei residenti del Laurel Heights è stato arrestato per omicidio

Recensione:

Se il primo volume di questa serie mi aveva convinto per la vivacità dei dialoghi, i personaggi interessanti e l’elemento giallo della storia, questo secondo Laurel Heights non ha saputo mantenere lo stesso livello.

I personaggi mi sono apparsi spenti, quell’umorismo che c’era tra loro scomparso. L’introduzione di un terzo incomodo mi è sembrato un elemento forzato, incluso il modo in cui viene risolto il pathos che lo riguarda. A mio avviso ci vuole quel qualcosa in più per scrivere un giallo, invece l’autrice ha volutamente inserito degli elementi depistanti che, alla fine, quando si è scoperto chi è l’assassino, sono apparsi troppo evidenti e stroppo studiati, forzati anche in questo caso.

La brutalità degli omicidi presupponeva una motivazione forte, invece la spiegazione è stata quasi inconsistente, solo accennata. Il carnefice è stato anche vittima e stop. Non si sa altro di lui. Ci lascia qualche frammento di pensiero che poi rimane senza approfondimento.

Lo stesso vale per la parte di storia legata al Laureal Heights. Superficiale e liquidata troppo in fretta, con tutti i sensi di colpa che si trascinano per pagine e pagine e alla fine un pugno d’aria riguardo alle motivazioni. Qualcuno potrebbe obiettare che non esistono motivazioni per la follia o la depravazione, però… no, non lo accetto. La fine del libro precedente ci aveva lasciati con un cliffhanger che non viene quasi ripreso in questo secondo volume, o perlomeno non è la linea guida della storia. Torniamo al Laureal Heights quando ormai tutto si è, in un certo senso, concluso. E, anche in questo caso, le motivazioni che hanno mosso la vittima a essere tale, nonostante gli avvenimenti del primo libro, non sono spiegate, ma solo accennate. Ci sarebbe stata la possibilità di un notevole approfondimento psicologico, che invece viene completamente bypassato, impedendo in questo modo al lettore di immedesimarsi con la storia. Stessa cosa per quanto riguarda l’ambientazione: si ha quasi la sensazione di assistere a una piece teatrale. Tante scene di interni, separate l’una dall’altra. Quasi senza coesione.

In definitiva, mi spiace dirlo, ma l’ho trovato un libro molto superficiale e per niente appagante. Introspezione psicologica quasi nulla e salti mortali francamente azzardati per legare i vari fili.

Vittoria

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