Ah… Ahh… Ahhh di Nuwanda

Aep - Ah... Ahh... Ahhh

Autore: Nuwanda
Lunghezza stampa: 58
Editore: Genesis Publishing
Lingua: Italiano
Acquistabile qui

Trama:

Doppio Senso è una piccola città dove le strade sono tutte a senso unico. Qualcuno, arrivando da fuori, sarebbe portato a pensare che si possa solo entrare ma non uscire, invece, la circolazione scorre tranquilla e, prima o poi, la strada per andare a In Mona, il paese vicino, la trovano tutti.

Nella sala conferenze della biblioteca comunale è in corso la presentazione del libro di Armando Bentivoglio, un noto scrittore sui generis con monomanie bizzarre. Il romanziere, a un certo punto, decide di scrivere sulla lavagna una frase ricca di significati e che possa contenere un’emozione: “Ah… Ahh… Ahhh”. Basta una semplice parola, pronunciata in modo diverso, a suggerire sensazioni di piacere o di dolore, secondo l’interpretazione del lettore, in grado di andare oltre il volere dello stesso autore. La differenza tra “il come si scrive” e “il come si legge”. Il ritrovamento di un cadavere richiederà la presenza del commissario Loquace, un poliziotto dai metodi alquanto singolari.

Un turbinio di battute e dialoghi caustici, spesso inconsapevolmente comici dei vari protagonisti, caratterizzerà in maniera originale le varie scene, creando un surreale collage di schegge impazzite. Una parody comedy all’italiana con le sue nevrosi e le sue megalomanie grossolane e i suoi personaggi grotteschi non meno suggestivi.

Recensione:

Quando ho cominciato questo libro ero preparata a tutta una serie di battute con doppi sensi più o meno azzeccati, ma non mi aspettavo grande trama. Invece ho dovuto ricredermi. Le battute ci sono, così come i doppi sensi e riconosco all’autore una notevole capacità di utilizzare la nostra lingua e renderla duttile alle necessità richieste da una premessa come quella che fa nella sinossi. Ciò che maggiormente mi ha colpito, però, sono state l’ambientazione e il personaggio di Loquace.

Cominciamo da quest’ultimo: ci ho visto innegabilmente Montalbano alle prese con Catarella. Tutto l’atteggiamento del commissario mi ha ricordato quello del più famoso collega. E con questo non voglio dire che sia un male, anzi. Però il modo di fare spiccio, un po’ scorbutico e distante, la battuta pronta e sagace… è stato quasi come un tornare a casa. E il fatto di trovarlo in un’ambientazione diversa non ha reso la lettura straniante, grazie soprattutto a quelle piccole differenze che lo rendono sì, simile, ma non un clone.

Ed eccoci a parlare dell’ambientazione: molto noir e cinematografica. Immaginavo, durante la lettura, il commissario nel suo impermeabile alle Humphrey Bogart, l’immancabile sigaretta tra le labbra e l’espressione perennemente accigliata e un po’ annoiata. La scena passa dalla biblioteca, al bar al commissariato. Tre luoghi diversi, ognuno con la sua funzione. I personaggi secondari sono molti, ma non troppi e si amalgamano bene allo svolgimento dei fatti. La parte che, personalmente, ho preferito è stata quella della biblioteca e un po’ del bar, con le riflessioni di Armando Bentivoglio. Credo, sinceramente (o perlomeno mi auguro), che tramite lui l’autore abbia dato voce a un bisogno di molti cosiddetti lettori forti, e cioè che la letteratura torni un po’ nella torre d’avorio. Lo scrittore dovrebbe scrivere e il lettore leggere, invece ultimamente si assistono a scene francamente avvilenti di diatribe tra lettori e autori, dove l’ultimo attacca e il primo deve giustificarsi.

Armando ha sempre avuto difficoltà nel promuovere i suoi lavori, molte volte ha chiesto se oltre alla figura del ghost writer non ne esistesse una più corporea, capace di sostituirlo in questi eventi frivoli e poco appaganti. Non ha alcuna voglia di conoscere le persone che comprano i suoi libri. Lui, in fondo, ha il compito di scrivere e loro quello di leggere, una pratica che possono condurre entrambi senza mai incontrarsi. Non vuole rovinare questo processo per colpa di simpatie o antipatie. Preferisce che il giudizio dei lettori non subisca influenze, in modo da poter essere obiettivo. Più importante di tutto è la storia. I lettori, in base alle loro preferenze, sono liberi di farci quello che meglio credono, senza aver niente a pretendere.

Molto bella anche la parte in cui sempre Bentivoglio illustra come la stessa frase può assumere sfumature diverse a seconda di come si legge. E devo dire che questo libro si legge davvero molto bene. La scrittura è piacevolmente pulita, scorre via veloce e se alla fine l’arresto del colpevole non si può di certo definire un colpo di scena, non importa perché comunque è stato un bel viaggio quello per arrivarci.

Vittoria

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