Il mio tabù, di Anyta Sunday

AeP - Il mio tabùAutore: Anyta Sunday
Lunghezza stampa: 239 pagine
Editore: Triskell Edizioni
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Stefania Trivelloni
Acquistabile qui

Trama:

Sam sta impazzendo. Fra tre settimane compirà 30 anni. E cosa ha concluso negli ultimi dieci anni? Un calcolo piuttosto semplice: niente di interessante. Ma, ehi, ha ancora tre settimane giusto? Magari è abbastanza per mettere qualche spunta alla sua lista di Cose da fare assolutamente prima dei 30 anni…
Luke è spaventato a morte. Ha fatto coming out con la sua famiglia e i suoi amici. Solo una persona ancora non lo sa: il suo vicino di casa da 7 anni. Che è anche il suo migliore amico. È a lui che Luke deve dire la verità, ma lui… non riesce… sembra che…
Jeremy è elettrizzato. Ha iniziato il countdown per il suo quindicesimo compleanno, e il suo scopo è semplice. Non importa chi o cosa, passerà un sacco di tempo con quella peperina di Suzy. Ma prima deve togliersi di dosso i suoi genitori iperprotettivi secondo cui ‘non puoi avere una ragazza alla tua età perché la metterai incinta’. E quale modo migliore se non fare finta di essere gay?
Sam, Luke e Jeremy. Tre ragazzi che hanno un passato importante insieme, ma anche un futuro… sempre se riusciranno a risolvere i loro problemi, è ovvio. 

Recensione:

Ho deciso di leggere e recensire questo romanzo un po’ perché convinta dalle molteplici ed entusiaste recensioni all’edizione originale che ho trovato su Goodreads, e un po’ ‒ dopo il lungo dibattito che c’è stato tra gli autori americani su questo argomento ‒ per leggermi un GFY (Gay For You, ovvero Gay per te).

Il GFY è quel genere, spesso molto discusso, in cui un personaggio etero si sente attratto, fisicamente ed emotivamente, da una sola persona del suo stesso sesso, mentre le altre non producono in lui le stesse reazioni. È un sottogenere degli M/M ugualmente amato e odiato, che scatena discussioni infinite e di cui, finora, ho letto davvero poco.

Così, incuriosita, ho deciso di cimentarmi.

Purtroppo, tuttavia, non posso esprimere un giudizio positivo. Sebbene ci siano alcuni momenti di dolcezza e qualche premessa che avrebbero potuto portare alla costruzione di personaggi interessanti, ho trovato la stesura davvero troppo leggera e superficiale.

I personaggi, e in particolar modo Sam, non hanno assolutamente la maturità e lo spessore che mi sarei aspettata di incontrare in qualcuno con un simile passato. Comprendo la necessità di rivivere le follie di un’età che non si è potuta godere appieno, ma non mi spiego l’avventatezza, l’ingenuità e talvolta l’egoismo che guidano certe sue azioni. Inoltre, ho trovato infantile e snervante la sua attrazione e il desiderio che prova per Luke. O per meglio dire, il modo in cui reagisce all’attrazione al desiderio, tanto che in alcuni punti questo suo “non capire” mi è risultato palesemente forzato.

Luke è il vicino di casa. Trentaseienne, insegnante (anche se non si capisce mai di cosa, se non che aiuta ad allenare la squadra di calcio della scuola) e gay, al momento non dichiarato. È innamorato come una pera cotta di Sam, di cui è amico ormai da anni. E fin qui… ci potrebbe pure stare. Quello che mi è piaciuto meno di questo personaggio è stato il modo in cui ha nascosto, e nasconde, all’amico la propria sessualità, specialmente dal momento in cui decide di assecondarne le “curiosità” (cosa che, va sottolineato, era suo intento e desiderio fin dall’inizio). Non ammetto che una persona adulta e consapevole possa avere di questi atteggiamenti codardi, specialmente considerando l’amore che dice di provare per il vicino. Anche lui risalta per il comportamento talvolta infantile, sebbene non tanto quanto Sam.

Jeremy, il figlio quindicenne di quest’ultimo, nonostante compia scelte decisamente discutibili ed egoistiche, fondamentalmente fregandosene dei sentimenti di chiunque altro, è anche il personaggio che ho trovato più azzeccato, perché in fondo è un adolescente preda degli ormoni e come tale si comporta.

Ma ciò che più di ogni altra cosa ho detestato, e non uso a caso una parola tanto forte, è il modo in cui l’autrice ha contestualizzato il personaggio di Suzy, la fidanzatina, se così vogliamo chiamarla, di Jeremy. Se si esclude una scena sul finale ‒ in cui non risalta comunque come personaggio brillante ‒ la ragazza compare sempre e comunque in contesti sessuali, come figura desiderabile o come spregiudicata provocatrice. Per tutto il libro, né da parte di lei né da quella di lui c’è mai l’allusione che tra loro esista un diverso tipo di rapporto: l’unico desiderio che hanno in comune è perdere la verginità entro il prossimo compleanno. Sebbene capisca che l’età è proprio quella in cui si scopre la sessualità, trovo che il modo in cui è stato gestito questo personaggio (oltre alla madre di Jeremy, l’unico altro personaggio femminile presente nella storia, vorrei sottolineare) sia decisamente svilente. Già non amo trovare donne-oggetto nei libri, figuriamoci poi delle adolescenti-oggetto!

La narrazione è interamente in prima persona presente, a turno dal punto di vista di Sam, di Luke o di Jeremy, stile che non amo particolarmente e che, se non saputo gestire come si deve, può creare notevole confusione. La scrittura dell’autrice è estremamente semplice, con molti dialoghi, periodi brevi e paragrafi corti. Si adatta al punto di vista ma, a mio parere, non lascia arrivare la profondità e l’introspezione che una trama del genere avrebbe richiesto. Inoltre, ho trovato le scene sessuali estremamente fredde, quasi meccaniche. Altra cosa che non ho apprezzato è stata la scelta dell’autrice di utilizzare i numeri espressi in cifre anziché in lettere nelle parti in cui il POV è di Sam. Personalmente, l’ho trovato fastidioso.

In definitiva, mi spiace dover dire che il romanzo non mi è assolutamente piaciuto. Nonostante questo, però, ha ricevuto moltissime critiche positive, cosa che mi fa giungere alla conclusione che debba trattarsi di uno di quei casi in cui un libro o lo si ama o lo si odia. Per me è decisamente la seconda.

Cate

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