Ranocchio, di Mary Calmes

Frog-IT-LG

Autore: Mary Calmes
Lunghezza stampa: 157
Editore: Dreamspinner Press
Lingua: Italiano (benché il commento sia basato sulla versione inglese del libro, abbiamo scelto, per comodità, di mettere i dati di quella italiana)
Traduzione a cura di: Fran Macciò
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Trama:

Weber Yates ha sempre sognato di diventare un professionista del rodeo, ma si ritrova a lavorare come garzone in un ranch in Texas. La sua unica relazione è con un uomo completamente diverso da lui, così al di fuori della sua portata che, fosse stato sulla luna, sarebbe stato più vicino. O a San Francisco, dove Weber si ferma per salutarlo un’ultima volta, prima di cercare di sistemarsi e di vivere una vita umile e solitaria, proprio come quella – pensa lui – di un ranocchio.
Cyrus Benning è un neurochirurgo di successo che non si fa sfuggire un solo dettaglio. Ha messo gli occhi sul principe, vestito da povero cowboy, sin dall’inizio. Ma ogni volta che Weber se ne va, si fa sempre più difficile per Cyrus, che non sa fino a che punto il suo cuore potrà resistere. Ora il dottore ha un’ultima possibilità per dimostrare a Weber che non è certo il suo lavoro a renderlo l’uomo perfetto per lui, bensì Weber stesso. Con l’aiuto di sua sorella e della sua famiglia in pezzi, Cyrus è pronto a dimostrare a Weber che la casa e la vita che ha sempre cercato sono lì con lui, davanti ai suoi occhi. Cyrus gli ha dato un ultimatum, una volta, è vero, ma ora questo si è trasformato in un voto solenne: non lascerà che Weber esca dalla sua vita, mai più.
 

Recensione:

Non sono una fan sfegatata della Calmes. Trovo che molti suoi libri altro non siano che variazioni della stessa storia e infatti, se guardiamo bene, c’è poca differenza tra uno Stephan, un Jory o un Vince. Motivo per cui, quando un paio d’anni fa tutte le lettrici sono andate in brodo di giuggiole  all’uscita di Ranocchio, io, per usare un’espressione cara ai nostri beniamini d’oltreoceano, ho inarcato un sopracciglio in segno di scetticismo (figurativamente parlando, perché in realtà non ne sono capace). Ma siccome una possibilità si dà a tutti e avevo già il libro in inglese, mi sono affrettata a leggerlo, desiderosa di essere sommersa anch’io da tutta quella bella glassa a forma di cuore.

Non è successo. L’ho odiato. Dal profondo dell’anima. Dalla prima all’ultima riga. Ho odiato Weber per la sua umiltà che rasenta la coglionaggine. L’ho odiato per la sua cecità. L’ho odiato per il mal riposto senso dell’orgoglio. L’ho odiato perché non si può essere così buoni. È francamente troppo. L’ho odiato perché non è possibile che chiunque ti conosca si invaghisca di te. A prescindere. Uomo o donna che sia. Vecchio o bambino. Non è realistico, neppure per un romance.

È possibile, invece, che un superneurochirurgo, bello, ricco, dolce e simpatico, si innamori di un cowboy. Nulla da eccepire al riguardo. Ed è anche possibile che il cowboy in questione ricambi il sentimento. È più che possibile che i due facciano faville sul piano fisico (e le scene di erotiche della Calmes hanno una marcia in più, inutile negarlo). Quello che non è possibile è che ci vogliano centocinquanta pagine perché il nostro bel domatore di tori trovi il coraggio di accettare che non è solo il sesso a legare lui e Cy e alla fine si arrenda all’amore. E che caspita! Ammetto di averlo trovato se non noioso, quantomeno davvero troppo sdolcinato, troppo piagnucoloso, troppo deprimente. Bocciato su tutta la linea.

Passa un annetto, forse anche di più, e mi viene voglia di rileggerlo. Sì, avete capito bene. Mi viene voglia di rileggerlo. Non so perché. Non rileggo mai i libri che non mi sono piaciuti. Però con Ranocchio lo faccio. Ho questo impulso fortissimo e lo assecondo. E sì, mi piace più della prima volta. Continuo a detestare Web, la sua indecisione e la sua troppa bontà, ma il libro mi piace. Ci sono delle parti davvero dolci e molto, molto romantiche. Istantanee di situazioni, come la telefonata con cui si apre il racconto, oppure Cy che arriva in macchina e scende sotto la pioggia, bello come un dio. Il No! deciso della prima lettura si trasforma in un .

Poi è arrivato ieri sera. È un periodo di stanchezza. Non ho voglia di leggere nulla. Ogni sera comincio un libro diverso, leggo qualche pagina e crollo addormentata. Niente mi soddisfa. Non so cosa voglio, né dove cercarlo. È mezzanotte passata, tra poche ore devo alzarmi per andare al lavoro, apro il Kindle e Bum! Illuminazione. Riprendiamo Ranocchio.

Ho cominciato a piangere alla seconda riga e ho smesso alla fine del terzo capitolo, quando mi sono costretta a chiudere per non rischiare di fare nottata.

Web è la dolcezza fatta essere umano. Non dico che tutti gli uomini dovrebbero essere così, però a distanza di due anni dalla prima lettura lo capisco molto meglio. Capisco il suo desiderio di indipendenza. Capisco la sua ritrosia. Capisco il suo sentirsi inferiore. Accidenti se lo capisco. Quando hai a che fare con qualcuno che, bene o male, ti affascina, ti rapisce il cuore e che ai tuoi occhi è la perfezione, hai sempre paura di non essere abbastanza. Magari in Web questo sentimento è leggermente esasperato, però è umano. È molto umano. E di fronte a questa umanità passano in secondo piano anche quelle piccole sbavature da cui i protagonisti della Calmes non sono mai esenti, come l’essere amati da tutti, ma proprio tutti. Mi viene in mente, anche se rovesciato, il ragionamento di tante casalinghe, che si sentono inferiori ai mariti perché non contribuiscono attivamente al conto in banca. Come se fosse davvero quello a fare la differenza. Credo che in un mondo come quello dei rodei, molto maschilista, il pensiero non sia fuori luogo e quindi renda comprensibile la paura di Weber.

Weber che comunque è immenso, così come immenso è il suo cuore. Forse era questo che non avevo capito alla prima lettura, quando avevo scambiato la sua naturale bontà con l’essere coglione. Forse, nella foga di scoprire come continuava la storia, mi ero persa le piccole ribellioni, i gesti e le espressioni di sfida, la complicità. Ripeto: Web è immenso. E alla fine sono arrivata ad apprezzare la sua pacatezza, la sua calma, la sua sincerità. Mi piacciono la sua semplicità e quella saggezza contadina, antica in un certo senso. È una specie di balsamo che scende sulle brutture della vita e le rende tollerabili. La sua forza è davvero l’essere legato alla terra, non per niente il piccolo Micah lo vede come una montagna.

Cyrus, invece, è. Semplicemente è. Lui c’è. Lui lotta. Lui sa cosa vuole. Lui non si arrende. Lui ama. Davvero. Ecco, se dovessi dire qual è l’uomo che vorrei accanto, sarebbe uno come Cy. E non per i soldi, il prestigio o la casa da sogno, ma perché sa mettersi in gioco. Perché non si arrende. Perché sa quando essere dolce e quando imporsi. Perché guarda Web attraverso un paio di lenti rosa e io ho sempre adorato la canzone di Edith Piaf.

In conclusione, alla terza lettura, urlo al mondo il mio sììììì!!

Vittoria

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