Nascosti dal mondo, di J.W. Kilhey

AeP - Nascosti dal mondo

Autore: J. W. Kilhey
Lunghezza stampa: 370 pag
Editore: Triskell Edizioni
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Barbara Cinelli
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Trama:

Franklin D. Roosevelt ha detto: “Nessun uomo e nessuna forza possono abolire la memoria.”
John Oakes e Kurt Fournier sono la prova vivente della verità dietro quelle parole. Sin dai tempi degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, John e Kurt hanno arrancato per portare avanti le loro esistenze, sanguinando da ferite che non sono mai guarite. Ora si ritrovano nel 1950: la guerra può essere finita, ma la battaglia per trovare la pace è appena iniziata.
John, dottorando alla UC Berkeley e veterano, fluttua attraverso la vita del dopoguerra fino a quando coglie il misterioso Kurt a suonare di nascosto un pianoforte all’università. John pensa di poter trovare un po’ di conforto in compagnia di Kurt ma non sa come creare una connessione con quell’uomo che vive una vita di prudente solitudine. Senso di colpa e rammarico minacciano di invalidare le loro speranze di avere una vita normale. Nessun uomo è un’isola, quindi John e Kurt devono mettere a rischio il loro cuore per trovare la felicità. Sfortunatamente, i ricordi e le paure possono paralizzare anche la persona più forte.

Recensione:

Molto si è parlato delle persecuzioni agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, ma la sofferenza di altri gruppi perseguitati dai nazisti, come gli omosessuali ad esempio, non è stata ancora racconta di forma esaustiva. Nascosti dal mondo pur essendo un racconto di “fantasia” che più reale non si può, colma parte di questo vuoto. Un libro difficile da affrontare, questo, ma necessario. È il racconto della storia d’amore e di orrore vissuta da Peter, Kurt e da altri diecimila omosessuali deportati nei campi di concentramento. È la storia di John e di tanti altri soldati come lui che, dopo aver subito sulla propria pelle o aver inferto ad altri le più terribili atrocità, devono convivere con la loro anima lacerata dai sensi di colpa. È un libro bellissimo e terribile in ugual misura.

Ho vissuto a Berlino, e nel periodo che sono stata lì mi sono letteralmente immersa nel passato dei tedeschi. Ho voluto presentare i miei omaggi e il mio rispetto alle vittime omosessuali del terzo Reich visitando il monumento a loro dedicato. Però, pur non essendo estranea a questa parte più nera del nero della Seconda guerra mondiale, leggere certi passaggi descritti magistralmente della pena di J.W. Kilhey è stato molto ma molto difficile.

Il racconto inizia nel 1951 quando il veterano John incontra per caso, all’università di Berkeley, l’introverso Kurt. John soffre di PTSD (Post traumatic stress disorder) e vive costantemente in bilico tra i cosiddetti flashback – cioè quei momenti in cui la memoria lo riporta indietro a quello che ha vissuto come se fosse di nuovo lì – e momenti di calma apparente. L’incontro tra i due non potrebbe partire in maniera più disastrosa, quando John capisce dai tratti somatici e dall’accento che Kurt è tedesco.

Kurt è un sopravvissuto in tutti i sensi: è danneggiato, spezzato dalle atrocità subite durante la guerra. John ne è ossessionato, ma ha bisogno di conoscere il passato dell’uomo per capire, accettare e perdonare se stesso per quello che ha fatto in Europa.

Il libro alterna due POV, quello di John e quello di Kurt. E quando è Kurt a raccontarci la sua storia, e conseguentemente quella di Peter, il suo grande amore, il lettore si deve fare coraggio perché, vi avverto, non ho mai sentito tanta sofferenza trapelare dalle pagine di un libro. È un romanzo? Sì, certamente, ma è anche un registro storico. Una relazione delle crudeltà e delle violenze che tanti uomini hanno subito. Un racconto per non dimenticare e per impedire che eventi come questi possano accadere ancora. L’avvicinamento di John e Kurt avviene molto lentamente e con molta sofferenza da parte di entrambi. Si tratta di un lungo percorso di accettazione e perdono, che lascia il lettore con un sapore amaro in bocca per il modo in cui si conclude, o almeno per me è stato così.

Un libro denso e anche controverso in alcuni passaggi. I sentimenti di Kurt, così come il suo carattere remissivo, sono descritti con maestria e chiarezza. L’uomo, ancora una ragazzo al momento in cui si svolgono i fatti, subisce innumerevoli violenze fisiche e psicologiche sia da parte degli altri prigionieri, in particolare dal responsabile della sua baracca all’interno del campo, sia da parte del comandante in carica. Con quest’ultimo installerà un rapporto ambiguo e controverso. In un luogo dove il confine che separa l’uomo dalla bestia diventa quasi invisibile, e qualche volta inesistente, Kurt userà di ogni mezzo a sua disposizione per garantire la sopravvivenza sua e di Peter. Si riesce a capire bene il personaggio, e non è audacia la mia se affermo che, leggendo, oltre a provare empatia per Kurt, si capiscono sia le ragioni che lo portano a compiere certe scelte, sia i sentimenti che prova in altre circostanze. Le scene di violenza sono molte, troppe, ma sicuramente necessarie al contesto.

Una storia, questa, che dovrebbe essere letta da tutti, perché anche se parliamo di un momento storico preciso, l’omosessualità continua a essere la giustificazione per uccidere o segregare molti uomini e donne. Bisogna che si racconti di loro sia nei testi letterari sia urlando in piazza, per non dimenticare i vari Peter, Kurt e John che muoiono ogni giorno per mano “amica” o per la connivenza dello stato.

Francine

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3 thoughts on “Nascosti dal mondo, di J.W. Kilhey

  1. Ho letto questo libro apena è stato pubblicato e se ci penso ci sto ancora male… Ho sofferto per ogni parola e non mi vergogno ad ammettere che ho pianto tantissimo. È magnifico quanto straziante… Sono pienamente d’accordo con te in ogni parola e non sarebbe male se lo facessero leggere nelle scuole, anche per capire il punto di vista dei soldati e il loro dolore, che secondo il mio parere viene spesso sottovalutato.

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      1. Probabilmente è vero, come ho detto se penso alcune scene ci sto ancora male, ma credo che sia un argomento di cui si dovrebbe parlare nelle scuole superiori. Il problema è che non ci sono molto libri che toccano l’argomento.

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