Spietati gentiluomini, di Ginn Hale

AeP - Spietati gentiluomini

Autore: Ginn Hale
Lunghezza stampa: 219 pagine
Editore: Triskell
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Ida Giannini
Acquistabile qui 

Trama:

Belimai Sykes è molte cose. È un prodigo, il discendente di antichi diavoli, una creatura di oscure tentazioni e rari poteri. È anche un uomo con un passato brutale e una pericolosa dipendenza.
E Belimai Sykes è l’unico uomo a cui il capitano William Harper può rivolgersi quando deve affrontare una serie di sanguinosi omicidi. Il signor Sykes, però, non lavora gratuitamente e il prezzo della sua frequentazione costerà al capitano Harper ben più della propria reputazione.
Dai palazzi sontuosi dei nobili, dove la vivisezione e la stregoneria sono celati da una patina dorata, ai quartieri malsani dei Bassinferi, il capitano Harper deve combattere per la giustizia e per la propria vita. Ha molti nemici e il suo unico alleato è un diavolo che conosce fin troppo bene. Sono questi i pericoli che si incontrano quando si ha a che fare con gli spietati. 

Recensione:

Noi prodighi venivamo dai fuochi incandescenti, molto al di sotto dei regni dell’Uomo. Che qualcuno di noi potesse librarsi nei cieli freddi era uno scherzo che Dio ci aveva fatto, per tentarci alla morte. Ma non ero riuscito a resistere al cielo.

In una città cupa e fumosa, coesistono uomini e creature di discendenza demoniaca, santità e dannazione, luci accecanti e ombre silenziose. Ma nulla è davvero come sembra.

Ho adorato l’ambientazione e i personaggi di questo romanzo! Un mondo in cui i demoni maggiori si sono sottomessi alla Chiesa… alla Chiesa! Non a Dio! Particolare che ho trovato molto interessante per le numerose implicazioni possibili. In effetti, in un libro in cui si parla così tanto di demoni e diavoli, Dio spicca per la sua assenza.

In questo mondo, dicevo, i diavoli hanno abbandonato l’inferno e, sottomessosi alla Chiesa, hanno cominciato una nuova vita sulla terra. La loro discendenza, i Prodighi, sono un gruppo di persone a metà tra l’umano e il demoniaco che vive sotto l’attento scrutinio degli Inquisitori. Hanno poteri particolari e caratteristiche fisiche ben precise che rende loro difficile passare inosservati. Come spesso succede, le loro differenze li hanno resi dei reietti, facili vittime della discriminazione e dell’odio degli uomini. O almeno, della maggior parte di essi.

«La cosa che trovo più assurda nel condannare i prodighi come diavoli è che i diavoli e gli angeli sono le stesse creature. Lucifero, Satanel, Sariel, Azazel, ognuno di loro. Ogni angelo caduto è stato creato anche prima della terra, e non sono stati fatti dal fango, ma dalla volontà e dal corpo di Dio stesso. Anche il più degenere e disgraziato dei prodighi è più vicino alla divinità di ognuno di noi nato dalla carne di Adamo.»

In questa città, a metà tra la santità e la perversione, incontriamo due anime opposte eppure tanto simili, Belimai e Harper. Belimai è un prodigo, è un drogato e per denaro è disposto a fare qualsiasi cosa. Harper è un capitano dell’Inquisizione, determinato a fare tutto il possibile per ritrovare e salvare la sorella scomparsa.

O almeno, questo è ciò che l’autrice ci lascia intendere all’inizio.

In realtà i due protagonisti, così come tutti i personaggi della storia, sono molto più complessi di quanto appaiano. Ho trovato molto interessanti i tanti personaggi che incontriamo durante lo svolgimento del romanzo. Due in particolare mi hanno fatto venire voglia di saperne di più: la tormentata Joan, sorella di Harper, e l’affascinante Sariel, ex di Belimai, con il quale, sui tetti fumosi della città, si svolge una delle scene più belle e poetiche dell’intero romanzo.

Una volta, lo avevo amato abbastanza da distruggere me stesso per lui. Ma non ero più lo stesso uomo. Non ero più così forte.
«È quasi mattina. Devo andare.» Mi alzai e camminai fino all’orlo del tetto.
«Allora è di nuovo un addio?» chiese Sariel.
«Bisogna dirlo prima o poi.» Feci un passo e mi lasciai cadere leggiadro per terra.
Ascoltai il quieto addio di Sariel provenire dall’alto e sussurrai il mio in risposta. Era tutto quello che mi restava da dirgli.

La storia d’amore tra i due protagonisti è tutto fuorché semplice, un po’ per motivi abbastanza ovvi, dovuti al loro essere prodigo e inquisitore, e un po’ per la natura schiva e a volte cinica di Belimai, che tende a polverizzare qualsiasi parvenza di romanticismo. Ma i sentimenti del prodigo traspaiono ugualmente dalle sue parole, nonostante una sua chiara riluttanza.

«Non puoi farlo.» Harper lo afferrò, facendogli cadere le scarpe dalle mani. «Perché non puoi dimenticarlo? Tutto quello che ha fatto è stato rovinarti la vita!»
«Ma di cosa stai parlando?» Belimai continuava a fissarlo.
«Tu e Sariel.» Harper sapeva che la sua voce si stava alzando con la rabbia, ma non sembrava riuscire a impedirselo. «Pensi che permetterò che succeda di nuovo?»
«Harper, sei impazzito?» chiese Belimai.
«Non ti consegni per Sariel,» costatò lui piattamente.
«Non l’avrei mai fatto, idiota,» inveì Belimai. «Lo faccio per te.»
«Cosa?» La rabbia e il dolore di Harper precipitarono in un abisso di confusione.
«Dovrei infilarti un dito in un occhio perché mi costringi a dirlo ad alta voce,» ringhiò Belimai.
«Puoi infilarmi quello che vuoi, solo spiegami di cosa stai parlando.»
Belimai lo stava guardando davvero male, ma Harper lo trovava rassicurante dopo quello strano sguardo spalancato che gli aveva rivolto poco prima.
«Hai detto che ti stavi per consegnare all’Inquisizione…» Harper parlò con deliberata lentezza, scrutando il volto di Belimai a ogni parola.
«Non ho detto nulla su Sariel. Perché l’hai tirato in ballo?»
«Per quale altro motivo avresti voluto consegnarti?» Harper sorvolò sulla domanda.
«Sariel non è nemmeno…» Belimai si interruppe quando la realizzazione lo colpì. «È stato arrestato, vero?»
«Joan non te l’ha detto?»
«No.»
«E allora perché stavi andando all’Inquisizione?»
«Sei un idiota, vero?» chiese Belimai.
«Sì, è vero. Allora dimmi perché stavi andando all’Inquisizione.»
«Per te, imbecille,» disse Belimai.

L’altro grande protagonista di questo libro è la Chiesa con la sua Inquisizione, un’organizzazione che professa purezza e verità, ma che nasconde marcio, corruzione e uomini in grado di commettere crimini efferati e crudeltà superiori a quelli di qualsiasi prodigo.

Ho amato davvero questo romanzo e l’unico mio rimpianto è che si tratta, purtroppo, di un’opera autoconclusiva. Certamente leggerò volentieri altri lavori dell’autrice non appena ne avrò l’occasione!

Cate

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