Cinder, di Marissa Meyer

AeP - Cinder

Autore: Marissa Meyer
Serie: Cronache lunari, libro 1
Lunghezza stampa: 392 pagine
Editore: Mondadori
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Alessandra Sogne

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Trama:

Una cyborg non può piangere, non può sperare né sognare: può innamorarsi?
In un futuro lontano la Terra è divisa in sei grandi regni. Cinder è una ragazza metà umana e metà cyborg. Non ha ricordi della sua infanzia mentre il suo futuro sembra scritto: il lavoro da meccanico al mercato, una matrigna e delle sorellastre da sopportare, qualsiasi sogno da soffocare. Eppure quando per caso incontra il principe Kaito, erede al trono del regno, qualcosa in lei si accende. Ma può una cyborg sognare una vita normale?
Intanto il mondo è invaso da un’epidemia e l’unica ad avere l’antidoto è la splendida ma malefica Regina di Luna: con il suo sguardo magico e letale riesce a controllare le menti. Ma il prezzo da pagare per la salvezza del mondo è troppo alto. 

Recensione:

“Anche nel futuro le storie cominciano con C’era una volta.”

Parto col dire che sono una lettrice accanita di fiabe, ogni versione che esce io la devo leggere, non c’è niente da fare, la bambina che è in me si risveglia e preme per poter tornare anche per poche ore in quei luoghi dove la fantasia regna sovrana, dove il bene vince il male e dove il principe e la principessa raggiungono il loro E vissero felici e contenti.
Cinder è il primo romanzo della serie Cronache Lunari, una serie basata interamente sul retelling di fiabe; in questo libro ci troviamo di fronte alla storia rivisitata di Cenerentola.
L’azione è ambientata a Nuova Pechino, circa 120 anni dopo la quarta guerra mondiale. Il mondo che noi conosciamo attualmente non esiste più, la razza umana si è evoluta e ha dato vita ad androidi e cyborg. Cinder è per il 36,28% non umana, lavora come meccanico e vive con la sua tutrice Adri e le sue due sorellastre: Pearl, che incarna in tutto e per tutto il personaggio della fiaba, e Peony, alla quale è molto legata.
All’età di 11 anni, Cinder ha subito un grave incidente che le è costato una gamba e un braccio, rendendola così un Cyborg.
Nella società attuale i cyborg non sono ben accetti e vengono considerati privi di emozioni in quanto composti da parti meccaniche.

“Quelli come te sanno almeno cosa sia l’amore? Puoi sentire qualcosa o è solo tutto… programmato?”

Tuttavia, questi organismi non sono l’unica nota negativa del mondo futuro e la popolazione deve fare i conti con due cose peggiori: la Letumosi, una malattia simile alla peste, e i Lunari, abitanti della luna comandati dalla perfida e bellissima Regina Levana.
La storia procede scorrevolmente tra intrighi politici e colpi di scena: avremo modo di approfondire la storia di Cinder, scoprire il suo passato e vedere come in qualche modo sia collegata ai lunari; vivremo attraverso i suoi occhi la sofferenza nel sentirsi diversa, non accettata, e come, nonostante tutto ciò che la matrigna le combini, abbia la forza di andare avanti sacrificandosi per il bene. Vedremo anche l’incontro con il principe erede al trono Kai, le cose che hanno in comune e come piano piano nasca l’attrazione tra di loro.
Ho apprezzato molto la scena del ballo dove, a differenza della fiaba, Cinder non si presenta perfetta ma con l’abito stropicciato, macchiato e grondante di pioggia.
Non vedo l’ora di scoprire di più sulla Regina Levana e sui Lunari, popolo avvolto nel mistero e nella magia.
Le ultime due parole le spendo per Iko, simpatica androide, e per il Dott. Erland, personaggio importante grazie alla quale Cinder viene a conoscenza di un segreto che le cambierà per sempre l’esistenza.
Concludo dicendo che ho apprezzato lo stile dell’autrice: fresco, innovativo e mai ripetitivo, ha saputo valorizzare tutti gli elementi presenti nella fiaba.
Ora mi butto a capofitto nel secondo libro che avrà come protagonista Cappuccetto rosso.

Presto tutto il mondo avrebbe cercato lei, Lihn Cinder.
Un cyborg deforme con un piede mancante.
Un meccanico senza nessuno da cui correre, nessun posto dove andare.
Ma avrebbero cercato un fantasma.”

Mimì

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