La rilegatrice dei libri proibiti, di Belinda Starling

AeP - La rilegatrice dei libri proibiti

Autore: Belinda Starling
Lunghezza stampa: 374
Editore: Neri Pozza
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Massimo Ortelio
Acquistabile qui

Trama:

È il 1859 a Londra e davanti alla legatoria Damage si è appena fermata una carrozza con le ruote di un rosso fiammante, i fanali dorati e uno stemma sulla portiera. Dalla carrozza è sceso un uomo alto, abbronzato, elegantissimo con la sua redingote nera, il foulard scarlatto, gli occhiali d’oro e il bastone da passeggio sormontato da un enorme rubino. È sir Jocelyn Knightley che, con la sua cerchia di amici, aristocratici come lui, coltiva il sogno di liberare la società dalle «pastoie del ritegno» e della morale.
Da quando la legge ha stabilito che è illegale pubblicare e diffondere opere letterarie di genere immorale ma non possederle, sir Knightley e i suoi amici collezionano quei libri proibiti che i puritani dell’epoca vorrebbero bruciare tra le fiamme dell’inferno: il Decamerone, il Satyricon di Petronio, l’Ars Amatoria di Ovidio…
A rilegare quei libri con preziose pelli e fodere scarlatte è Dora Damage, la moglie di Peter Damage. L’artrite reumatica sta deformando e immobilizzando le mani del marito e, in barba a tutte le leggi della corporazione dei legatori che vietano il lavoro alle donne, Dora è stata costretta a prenderne il posto.
Le sue originali rilegature, così morbide e seducenti, suscitano l’entusiasmo di sir Knightley e dei suoi amici, i «Sauvages Nobles». Dora comincia così a rilegare tutte le opere proibite e galanti del gruppo con l’aiuto di Jack, un giovane apprendista, e di Din, uno schiavo nero americano condotto nel laboratorio dalla filantropica e ambigua Lady Sylvia, la moglie di sir Knightley.
Ma non finisce forse puntualmente nei guai chi entra in una «società del vizio»?
Romanzo storico, che ci restituisce perfettamente i conflitti di sesso, razza e classe dell’età vittoriana, La rilegatrice dei libri proibiti ci offre, con Dora Damage, un’eroina moderna che non esita a infrangere le regole e i tabù della Londra del XIX secolo, la città più grande del mondo, in cui gli ideali più nobili si accompagnano alle miserie più sordide.
Londra, 1859: può una passione diventare ossessione?

Recensione:

Qualche settimana fa leggevo un post di una blogger nel quale si affermava che uno dei motivi di esistere dei blog letterari è far conoscere le ultime uscite e che quindi non ha senso che parlino di libri ‘vecchi’. Personalmente non sono d’accordo. I libri belli rimangono tali anche dopo anni dalla loro pubblicazione e non passano di moda.

20160219_204017C’è una sezione della mia libreria cartacea che amo particolarmente: è quella con alcuni romanzi Neri Pozza. Trovo che questa casa editrice, piccola sotto certi punti di vista, faccia un lavoro splendido. Il libro di cui tratta questa recensione l’ho scoperto qualche anno fa e in effetti è stata una rilettura. Mi era piaciuto allora e mi è piaciuto ancora di più adesso, probabilmente perché con gli anni ho acquisito una consapevolezza maggiore rispetto al linguaggio usato in certi contesti. Il libro parla di Dora Damage, una donna che nella Londra vittoriana si trova a dover svolgere quello che, per i canoni dell’epoca, era un lavoro tipicamente maschile: rilegare libri. Il tutto nasce per caso: il marito, afflitto da artrite, sta male e lei per sbarcare il lunario ‒ la lotta contro il pericolo costante di finire per strada percorre quasi tutto il libro ‒ fabbrica delle copertine di stoffa che attirano l’attenzione di certi gentiluomini. Le viene così offerto un impiego molto particolare: ricoprire i libri dei Sauvages Nobles e dar loro una patina di rispettabilità nonostante il contenuto scabroso. Dora, che in altre circostanze e tempi sarebbe di certo diventata un’artista, non si fa troppi scrupoli e, pur di portare in tavola la pagnotta e assicurare un tetto sicuro sopra la testa alla figlioletta, accetta. Inizia così la sua discesa negli inferi della perversione. Però attenzione, non è la perversione come comunemente la intendiamo, quanto piuttosto una liberazione. Nonostante tutto il libro parli di sesso, di scene in cui l’atto viene rappresentato ce n’è solo una ed è più orientata verso la descrizioni delle sensazioni che della meccanica ‒ quella ormai la conosciamo tutti. Dora, sebbene trattenuta dalle pastoie della morale pubblica, piano piano si apre alla natura e alla sensualità fine a se stesa, non al solo fine di procreare. Il suo personaggio non cambia tantissimo dall’inizio alla fine del libro, nel senso che i pensieri e le opinioni c’erano anche prima, però impara ad accettare e seguire ciò che le suggerisce la propria mente, anziché lasciarsi guidare dalle idee di altri.

Sono ottime le descrizioni della società inglese dell’epoca, sia quella dei bassifondi che l’aristocrazia. Si capisce l’attento lavoro di documentazione dell’autrice.

Un altro elemento del libro che ho apprezzato moltissimo è il linguaggio: mai sopra le righe, mai volgare nonostante l’argomento. L’autore e il traduttore hanno davvero saputo dosare alla perfezione i vari elementi con un bilancino da orafo, e infatti il risultato finale è un piccolo gioiello.

Ho un solo rimpianto: purtroppo l’autrice ci ha lasciati troppo presto e questa rimane la sua prima e unica opera.

Vittoria

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