Senza parole, di Kim Fielding

AeP - Senza parole

Autore: Kim Fielding
Lunghezza stampa: 51 pagine
Editore: Dreamspinner press
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Diletta Williams
Acquistabile qui

 

Trama:

Travis Miller ha un lavoro da operaio, un gatto di nome Elwood e una vita sentimentale patetica. L’unico raggio di luce nella sua esistenza è il bellissimo chitarrista davanti al quale passa, talvolta, quando torna a casa dopo il lavoro. Ma quando trova finalmente il coraggio di rivolgergli parola, Travis viene a sapere che quell’ex romanziere, Drew Clifton, soffre di afasia: riesce a capire tutto quello che Travis dice, ma non è capace di parlare o scrivere.
I due uomini soli danno vita a un’amicizia che presto sboccerà in una storia d’amore. Ma la comunicazione è soltanto una delle loro sfide: ci sono anche l’inesperienza di Travis con le relazioni e la sua situazione economica precaria. Se sono le parole a costruire un ponte tra due persone, cosa riuscirà a tenere insieme loro due?

Recensione:

La perfezione sta nelle piccole cose e questa volta è nelle poche pagine di questo breve racconto. Kim Fielding supera se stessa e ci regala una storia d’amore pressoché perfetta: breve ma completa, semplice ma commovente, delicata ma che tocca nel profondo. Bellissima.
Senza parole racconta di due uomini, molto diversi tra loro ma li accomuna una vita fatta di solitudine e l’essere entrambi affetti da handicap a seguito di incidenti. Travis è un operaio cieco da un occhio, solo e timido, ma con una sua dignità che lo fa lavorare duro pur di rendersi indipendente; Drew, invece, divenuto afasico in seguito a un incidente stradale, è incapace di qualsiasi linguaggio codificato, compreso quello scritto e addirittura i segni che usano le persone sorde non gli sono d’aiuto. Unica sua consolazione è la chitarra, che ama suonare sui gradini di casa quando non piove. È in questo frangente che fa amicizia con Travis, il quale, dopo averlo notato numerose volte, lascia che la curiosità vinca sulla sua timidezza innata, accentuata anche dalla menomazione, e gli rivolge la parola.

Mi chiamo Andrew “Drew” Clifton. Ho un’afasia. Significa che non posso parlare o scrivere. Ma ti capisco bene e non sono un fottuto idiota, quindi non trattarmi così.
Travis sollevò lo sguardo e osservò l’uomo – Drew, si corresse – che, con le sopracciglia sollevate, stava aspettando una qualche reazione.
“Oh,” disse Travis. Drew fece un’espressione strana e abbassò lo sguardo sulla chitarra. Travis non sapeva proprio come reagire. Scusarsi? Sarebbe stato patetico. Continuare a camminare? Da maleducati. Alla fine, decise di dire: “Beh, era veramente una bella canzone.”
Drew alzò gli occhi sorpreso. Forse si era aspettato che Travis continuasse per la sua strada.
“Lo sai,” continuò Travis, “passo di qui tutti i giorni, mentre torno da lavoro.” Drew fece un cenno col capo, con cautela.
“Abito qui da circa otto mesi e non conosco nessuno. Ho questo lavoro del cazzo e pure una vita un po’ del cazzo, ma passo sempre da queste parti e qualche volta tu suoni la chitarra, è bello. Mi fa sorridere. Volevo solo dirtelo.”

Quasi in punta di piedi, da quel momento in poi nascerà un’amicizia che sfocerà in un amore, appagante per entrambi, e quando dico che la Fielding ha superato se stessa – almeno fino a questo romanzo! – intendo proprio questo. In molti altri libri dove uno dei protagonisti è muto o sordo, ad esempio Aaron, Il suono dell’amore e quelli della saga de La confraternita del pugnale nero, ho spesso trovato la soluzione delle frasi scritte tra virgolette, o con ogni parola separata da un punto, o semplicemente tradotte da qualcun altro. Qui no. L’autrice descrive puntualmente i gesti delle mani o le movenze del corpo e, soprattutto, la mimica facciale di Drew, affiancandogli brani di canzoni strimpellati con la chitarra per aiutarlo a esprimersi, a sottolineare il punto di vista; solo dopo si scopre quello che il bel ex scrittore vuole dire, attraverso le parole di Travis che con rara abilità comprende immediatamente cosa l’altro desidera esprimere.

Drew era di nuovo lì l’indomani e Travis si sedette accanto a lui, e recitò un altro monologo.
Drew riusciva a farsi capire bene con le mani e il corpo, assieme a pezzi di canzone ed espressioni facciali. Aveva il volto più espressivo che Travis avesse mai visto.
Travis però parlava un sacco, molto di più di quanto avesse fatto da quando era arrivato a Portland, e questo era positivo. Drew non appariva scocciato, almeno. Travis gli accennò qualcosa riguardo ai suoi genitori schifosi e ai problemi che aveva avuto a scuola, così come al suo stato generale di solitudine.
“Scommetto che non lo diresti mai, considerato come ti sto inondando di chiacchiere, ma in realtà sono un tipo molto timido.”

Un altro tema ricorrente dell’autrice è mettere insieme persone molto diverse tra loro, per cultura o per estrazione sociale, persone sulle quali, in contesti normali, nessuno scommetterebbe un soldo. Va anche sottolineato che, in ogni storia da lei scritta, non c’è mai solo il personaggio da salvare e il salvatore, ma anzi, la coppia s’incontra e insieme evolve, nel senso che i due personaggi si cambiano vicendevolmente.
Lo stesso accade qui, con un Trevis che, nonostante la sua scarsa cultura e la sua semplicità, possiede un’innata sensibilità nel comprendere i pensieri di Drew e, grazie alla parlantina tipica di chi è in realtà timido, riuscirà a strapparlo all’isolamento. D’altro canto anche Drew regalerà a Travis una vita non più fatta di solitudine, riempiendogliela di tutti quegli attimi piccoli e semplici che danno valore allo stare insieme, senza dimenticare il benessere economico raggiunto grazie ai romanzi scritti in precedenza e ancora di successo.
Sarà proprio il denaro l’unico motivo di incomprensione tra i due. Quando anche la sorte ci metterà lo zampino, ogni cosa verrà messa in discussione e ai primi sei mesi, durante i quali vediamo crescere l’amore tra i due, ne seguiranno altrettanti, anche questi tutti visti dalla parte di Travis, nella completa solitudine e separazione.
In questa storia, se vogliamo, si tratta anche l’argomento della disabilità, sebbene non credo che il messaggio sia che solo chi ne è colpito possa comprendere l’altro, quanto piuttosto che in ognuno di noi c’è la forza e le capacità per andare avanti, cambiando e adattandoci al cambiamento, lasciando da parte l’orgoglio che, si sa, uccide più della spada.

“Beh, quindi siete una specie di coppia fissa, eh?”
“Noi siamo… sì. Almeno penso. È speciale, Sara.”
“Bene. Ti meriti una persona speciale.”
“Sì, giusto,” disse deglutendo. “In realtà, è un po’ fuori dalla mia portata.”
“Sei messo meglio di quanto tu creda, Trav. Sei veramente di serie A. O… qualcosa del genere. Mi devi aiutare con le analogie con lo sport. Lo sai, non è proprio il mio campo.”
Sara riusciva sempre a farlo ridere. Era una delle cose che amava di più di lei. Persino quando erano alla scuola media, quando si sentiva depresso per così tante cose che certi giorni si alzava dal letto solo per evitare di sorbirsi i rimproveri dei suoi, lei sapeva trovare le parole giuste per fargli cambiare umore. “Almeno so che giochiamo nella stessa squadra,” disse Travis con un risolino.
“Evviva!” Ma il sorriso di Travis scomparve in fretta. “Non so se sto facendo la cosa giusta.”
“Non è un’equazione di secondo grado, Trav. Non esiste il modo di farlo giusto.”
“Ma c’è sicuramente un modo di farlo sbagliato. Che succede se mando tutto a puttane?”
La sentì sospirare e riuscì a immaginarsi l’esatta espressione sul suo volto. “Farai degli errori, amico mio. Tutti li fanno. È come li affronti che è importante.”

Un bel romanzo, una storia bella e commovente, con una bella traduzione, che consiglio a chi vuole avvicinarsi al genere m/m, essendo appunto delicata e con scene sensuali appena accennate. Una storia che vi farà scoprire, com’è accaduto a me, di sorridere tra le lacrime.

Ps: gratis nel sito della Dreamspinner press, c’è L’ingaggio, uno spin off o meglio un crossover tra Senza parole e Un buono scheletro, dove le due coppie protagoniste s’incontrano – e chissà se l’autrice avrà proprio intenzione di inserire Travis e Drew nelle vicende della serie fantasy ma non troppo, Scheletri. Facendo appunto parte di entrambe le serie, non racconterò nulla, se non che l’incontro sarà un bel regalo per tutti e quattro i protagonisti.

Annesa

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