Libertà, di di Jay Kirkpatrick

FreedomITLG

Autore: Jay Kirkpatrick
Lunghezza stampa: 217 pagine
Editore: Dreamspinner Press
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Victor Millais
Acquistabile qui

Trama:

In una Terra futura, Patrick Harvey, promosso di recente a Empath di Prima Classe, sogna l’indipendenza che la sua posizione comporta e l’appartamento per cui sta risparmiando. Il suo primo incarico autonomo prevede che si occupi di John Doe 439, un uomo ritrovato fuori città, percosso, traumatizzato e in apparenza muto.
Nonostante un tabù impedisca agli Empath di intraprendere relazioni romantiche, Patrick capisce di provare una forte attrazione per il suo paziente. Presto scopre che l’uomo è un Talento Psichico di alto livello che si chiama Jac, a cui persone violente stanno dando la caccia per i suoi doni, e il semplice mondo di Patrick va in pezzi.
Jac deve riunirsi con i suoi compagni di fuga e lasciare la città prima che altri riescano a trovarlo, ma potrebbe essere troppo tardi. Le voci sui suoi talenti sono giunte fino al Governo Centrale di Chicago. Se Jac vuole mantenere la sua libertà, deve scappare subito. E se Patrick desidera esplorare una relazione che la società gli vuole impedire, dovrà scambiare le comode catene del suo lavoro con l’incertezza della libertà.

Recensione di Cate:

Libro interessante. Ultimamente ho letto vari distopici e questo è uno di quelli che ho appezzato maggiormente.
Inizialmente ho avuto alcune difficoltà a seguire il particolare stile narrativo e i frequenti cambi di punti di vista. Mi hanno un po’ spiazzata i passaggi da prima a terza persona in alcuni punti e viceversa, ma una volta entrati nella storia è una difficoltà che rimane abbastanza in secondo piano, aiutando invece a dare ritmi diversi ai vari momenti del racconto.
Più che la parte d’azione, che si svolge principalmente nella seconda metà del libro, ciò che mi ha colpita maggiormente è tutto l’aspetto emotivo della vicenda. Ho sofferto con e per Jac, rinchiuso in una stanza d’ospedale ma anche dentro sé stesso, nel tentativo di sfuggire al dolore dei ricordi, e per Patrick, che si trova improvvisamente faccia a faccia con una realtà dei fatti molto dura da digerire, che sconvolge le basi stesse della sua esistenza. È facile affezionarsi a loro due. Da subito ho sentito questo desiderio di poterli allontanare da quel mondo così crudele e portarli in salvo.
Devo fare i miei complimenti all’autrice, che ha saputo parlare con estrema delicatezza degli abusi subiti da Jac e dai suoi amici, e delle conseguenze che hanno influenzato la psiche e il comportamento dell’uomo.
L’unico difetto che ho trovato in merito al romanzo è che si tratta di un autoconclusivo. Ci sarebbe ancora tantissimo da dire su questo mondo e i suoi personaggi. Con Libertà ha scalfito soltanto la superficie, facendoci scorgere un mare di potenzialità. Ci sono ancora moltissime domande rimaste senza risposta, e il termine del libro non è che il vero inizio della vita dei protagonisti. Avrei voluto almeno la speranza di poterne leggere un seguito, un giorno.
Nonostante questo, però, rimane comunque un gran bel romanzo che mi sento di consigliare di cuore.

Cate

Recensione di Vittoria:

Era da un po’ che non leggevo un libro con una trama talmente avvincente da rendere impossibile staccarmene. Con Libertà è stato così, dovevo andare avanti e avanti e avanti, tanta era la curiosità di sapere cosa era successo prima e cosa sarebbe successo dopo.
Il libro è ambientato in un mondo distopico abitato da persone con poteri psichici speciali. Ci sono coloro che riescono a ‘sentire’ gli altri (gli Empath), nel senso che percepiscono le loro emozioni, il dolore, gli stati d’animo. Ci sono coloro che vedono il futuro e coloro che riescono a spostare gli oggetti con la mente. La storia si apre in un centro di recupero, una specie di ospedale, a New Las Vegas, dove Patrick deve occuparsi del caso di uno sconosciuto raccolto per strada all’Esterno della città in condizioni fisiche e psichiche pressoché disperate. Le ferite fisiche piano piano guariscono, e lui deve cercare di aiutarlo con quelle mentali. La prima parte del libro racconta il lento progresso di Patrick nella mente di John Doe (negli Stati Uniti, John Doe è il nome standard che le forze dell’ordine assegnano alle persone di cui non si conosce l’identità). Una mente devastata da tutta una serie di esperienze negative ma che piano piano emerge dal dolore nel quale è affondata e torna a brillare, in tutti i sensi.
La storia, però, a mio avviso non è solo questo, non è solo il resoconto di un recupero, ma è soprattutto una bellissima metafora sui veri valori della vita. Patrick e Jac rappresentano due persone agli antipodi. Inquadrato il primo, ligio al dovere e rispettoso delle regole, accetta ciò che gli viene detto senza neanche pensare di metterlo in discussione. E non per malizia o egoismo, ma per ignoranza. Patrick non sospetta neppure che la sua vita non è sua, che le sue scelte sono pilotate. Gli viene fatto credere di essere un privilegiato, che il mondo al di fuori della città e al di fuori dei sobborghi sia pazzia, brutalità e lui si fida, ciecamente. Patrick rappresenta ognuno di noi, noi che viviamo nell’illusione della libertà e invece siamo prigionieri nelle maglie strette della società, volenti o nolenti. Sia che lo accettiamo o no, sia che ce ne rendiamo conto o no, siamo prigionieri della vita che apparentemente ci siamo scelti. Emblematico il fatto che nel centro di recupero siano proibiti i contatti fisici (anche se poi i Guardiani, alla base della catena alimentare di quella società, non si facciano scrupoli, invece, ad allungare le mani). Il contatto fisico è pericoloso perché ti mette in comunicazione diretta con la persona che tocchi e a quel punto le pareti crollano e si cominciano a vedere le sbarre della prigione, come succede a Patrick.
La via verso la libertà viene indicata da Jac (il vero nome di John Doe, si scopre in seguito), il quale ha vissuto la sua vita nelle Terre Selvagge. E qui si accende una lucina, perché credo che tutti abbiamo letto, visto o sentito parlare di Christopher McCandles e del suo viaggio nelle Terre selvagge, Into the Wild, alla ricerca della libertà vera. Così come fortissimo è, sempre a mio avviso, il riferimento alla vita hippie, con il suo rifiuto delle convenzioni, l’amore libero, la negazione assoluta della violenza. Punto quest’ultimo molto forte, perché l’autrice, pur rifuggendo e condannando la violenza, non ha una visione cattolica alla ‘porgi l’altra guancia’, ma dice piuttosto: fai del tuo meglio per non fare del male, ma quando vieni attaccato e ferito devi rispondere e difenderti, anche uccidendo se necessario.
I due (tre) personaggi principali mi hanno conquistata. Jac in primo luogo, con la sua innocenza e la sua innata bontà. Difficile non empatizzare con lui dopo quello che gli è successo e non immedesimarsi nella strenua battaglia per ritrovare se stesso (l’importanza del nome). Jac è, all’apparenza, debole con i suoi problemi di linguaggio, i silenzi improvvisi, e invece si dimostra un uomo forte e capace, soprattutto un uomo disposto a mettersi in gioco per aiutare gli altri.
Patrick mi ha fatto molta tenerezza, come un cucciolo che deve crescere e trovare il proprio posto. Così sicuro di quello che è sino a quando l’attrazione e l’amore non fanno vacillare tutto il suo mondo, portandolo a scoprire di aver vissuto una non vita all’insegna della menzogna anche da parte di coloro che credeva amici. Come a dire che la realtà ha una varietà infinita di sfaccettature e che ognuno di noi sceglie di volerne guardare solo alcune.
Ho adorato Rob, in tutto e per tutto. Mi ha ricordato un po’ il Sam del Signore degli anelli: non il protagonista, non colui investito del potere, ma comunque la colonna portante dell’eroe, senza il quale non sarebbe possibile andare avanti. Il rapporto che c’è tra lui e Jac trascende l’amicizia, trascende l’amore. Sono due spiriti liberi uniti da un qualcosa di impalpabile e inafferrabile ma che comunque è indistruttibile, non effimero.
E, infine, mi sono piaciuti Sam e Dana. L’idealista con la tempra d’acciaio il primo, l’acqua cheta che rompe i ponti la seconda. Il giusto contorno a personaggi già straordinari.
Ultima cosa che mi sento di dire: il libro non è un romance, quindi non aspettatevi una storia d’amore convenzionale, anzi, in un paio di punti io (prigioniera delle convenzioni) mi sarei aspettata un diverso evolversi del rapporto tra i protagonisti (che hanno comunque il loro happy ending, tranquilli), però tutto ha un senso e ogni scelta ben si adatta al messaggio che l’autrice voleva far passare: liberiamoci delle pastoie che ci imprigionano, da una visione asettica della vita (il bianco) e non solo ‘apriamoci agli altri’ (meravigliosa la scena tra Jac e Wes), ma ‘doniamoci’ anche. Soprattutto doniamoci.
Libro consigliatissimo. Buona lettura.

Vittoria

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