I fenomeni, di Velia Rizzoli Benfenati

fenomeni

Autore: Velia Rizzoli Benfenati
Lunghezza stampa: 124
Editore: Triskell Edizioni
Lingua: Italiano
Acquistabile qui

Trama:

«Federico Franzoni, detto Franz, è così: ricco da far schifo, più brillante di un diamante, simpatico praticamente a tutti e, manco a dirlo, di una bellezza irritante. Io lo odio.»
Siamo a Bologna nel settembre del 1994 e questo è il primo pensiero di Gionata Draghetti quando incontra, il primo giorno di allenamento, un suo compagno di scuola appena tornato dagli Stati Uniti. Presto però questa opinione cambia, a dispetto di tutto.
Chissà Franz cosa ne pensa di lui…

Recensione di Vittoria:

Ho avuto l’opportunità, per un periodo della mia vita, di seguire molto da vicino una squadra di pallavolo, quindi ho ben presente tutti i Fenomeni di cui Velia parla nel suo libro. Ho conosciuto Bernardi, Bovolenta, Giani, Lucchetta e addirittura Velasco. Li vedevo tutte le domeniche pomeriggio a pochi metri da me. So qual è l’atmosfera in un palazzetto durante una partita. So cosa si prova al tie-break del quinto set. Leggere questo romanzo è stato un tuffo nel passato. Un bellissimo tuffo nel passato. E non solo per ciò che riguarda la pallavolo. Ammetto che all’inizio sono stata spiazzata dallo stile, innanzitutto per la sua diversità dal precedente lavoro dell’autrice, che era assolutamente e deliziosamente introspettivo, poi dalla velocità con cui sembrano avvenire i fatti. Continuando nella lettura, però, ho capito. Ho capito che I Fenomeni è uno spaccato reale di come eravamo a diciotto anni. Senza abbellimenti. Con le stesse difficoltà di comunicazione. Non ci mancava la conoscenza, non ci mancavano gli strumenti, ci mancava solo l’esperienza per dare voce a ciò che sapevamo essere la nostra verità.

Benissimo, e adesso cosa dico? «Beh, nel Mein Kampf Hitler ha scritto: “Per i miei giovani non voglio alcuna preparazione: la cultura non fa bene alle giovani menti”. Ecco, io credo che il problema non sia tanto che tipo di scuola vogliamo, ma che tipo di società vogliamo. Voglio dire: siamo a un punto in cui dobbiamo decidere in che tipo di società vogliamo vivere, cioè da che parte stare. Non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo diventare più consapevoli. Del resto, come diceva Gramsci: “vivere vuol dire essere partigiani” o sbaglio?» Perfetto, ho fatto la mia arringa, poi mi farò spiegare da Franz cosa ho detto esattamente.

In questo senso, ho trovato il libro molto più reale di tanti altri in cui ci troviamo davanti tutti questi adolescenti che ragionano e filosofeggiano come dei quarantenni disincantati. Quindi, i dialoghi che inizialmente possono apparire superficiali, in realtà non lo sono, sono veri. Le fitte di rabbia per gelosia sono vere. Le paure immotivate sono vere. Eravamo così a quell’età. Ossessionati dal terrore che qualcuno potesse portarci via quello che consideravamo l’amore della nostra vita. Un po’ teatrali nei pensieri, ma atterriti quando si trattava di dare voce ai nostri sentimenti. Il libro è, sì, molto diverso da Amnésie à Paris, ma lo sono i protagonisti in primo luogo, quindi tanto di cappello all’autrice che ha saputo cambiare stile e voce per adattarsi a ciò di cui ha scritto.
Avrebbe potuto essere più lungo? Di più ampio respiro? Sì, può darsi, ma credo che Velia abbia scelto di concentrarsi sulla storia d’amore fornendoci della situazione esterna solo quei particolari indispensabili allo svolgimento delle vicende.
Drago e Franz sono due ragazzi di Bologna che frequentano lo stesso liceo e, da quando le loro due società di pallavolo si sono fuse, sono anche in squadra insieme. Si conoscono di vista, ma non si sono mai frequentati. Infatti appartengono a gruppi e ambienti sociali diversi, anche se la diversità è più sentita dalla parte di Gionata Draghetti che da quella di Federico Franzoni. Gionata è figlio del popolo, senza più il padre, ma con un patrigno che gli vuole bene come se fosse suo e lo appoggia in tutto e al meglio delle sue possibilità. Mi è piaciuto molto questo spaccato famigliare della storia. Vero che le figure genitoriali non sono molto presenti, ma sono convinta che sia stata una scelta molto ben ponderata dall’autrice: il protagonista è Gionata e noi vediamo gli accadimenti secondo il suo punto di vista. A quell’età i genitori sono raramente nel mirino. Esistono ma non stanno al centro dei pensieri dei ragazzi, che sono sempre molto concentrati su loro stessi. Il papà e la mamma di Franz sono farmacisti e a un certo punto spariscono, sembrano quasi disinteressarsi del figlio, salvo poi scoprire che si tratta invece di tutta una serie di problemi legati al lavoro. Franz lo sa e non se ne preoccupa. Non si sente abbandonato.
La storia tra Franz e Gionata parte piano: i due allacciano i rapporti e approfondiscono l’amicizia, imparando a conoscersi e piacersi come persone prima che come innamorati, e solo a quel punto si mettono insieme, tra gli alti e i bassi dovuti alla gelosia e a piccole incomprensioni.
Mi è molto piaciuta la parte del torneo, quando i ragazzi partono con la sola idea di stare insieme liberamente per qualche giorno, e invece poi scoprono che tengono veramente a piazzarsi quanto meglio possibile e si comportano di conseguenza, con responsabilità. È bella questa idea dello sport come collante: in squadra non ci sono gelosie, non esiste omofobia, non esistono differenze sociali. Si combatte e si suda tutti per uno stesso obiettivo: la vittoria.

Nel complesso è una storia molto dolce, che lascia un piacevole ricordo di un tempo sicuramente più facile, durante il quale i giovani erano senza dubbio meno sgamati, ma forse un po’ più veri. Personalmente ho ritrovato l’atmosfera che si respirava al liceo. I sogni, le speranze, le delusioni. Complimenti a Velia.

Vittoria

Recensione di Cate:

Premetto che ho iniziato a leggere I fenomeni aspettandomi tutt’altro. Dopo aver letto il racconto Amnésie à Paris, che avevo adorato, pensavo di trovare un libro con personaggi più maturi, con tematiche più introspettive. Ma nonostante la sorpresa iniziale e lo stile decisamente distante da quello del racconto precedente, ho amato davvero questa nuova opera della bravissima Velia.
Una delle cose che ho maggiormente apprezzato, è lo stile assolutamente italiano della scrittrice. Non scimmiotta lo stile americano delle autrici MM più famose, non è alla ricerca del “sapore esotico” inserendo, più o meno a proposito, riferimenti culturali a noi fondamentalmente estranei. E nonostante la moltitudine di autrici italiane che si cimenta in questo genere, mi duole ammettere che si tratta davvero una rarità. Perciò, complimenti a Velia, che ha dimostrato sia il coraggio che l’abilità necessaria a farlo.
Per quello che riguarda la storia in sé, l’ho trovata molto piacevole e godibile. Sa coinvolgere il lettore e le vicende narrate hanno quel sapore nostalgico che non guasta mai. Risulta chiaro che la scrittrice sa bene di cosa sta parlando. Il libro trasmette una passione e una conoscenza degli argomenti molto reali, cosa che rende più vivi e credibili i personaggi.
Personaggi che ho sentito molto veri.
Gionata, il protagonista, suo malgrado si è trovato a rendere pubblico il proprio orientamento sessuale in anni in cui erano molto più frequenti atteggiamenti violenti di rifiuto e omofobia che quelli di accettazione, tolleranza o anche semplice indifferenza, motivo per cui ho trovato ben comprensibile la reazione del patrigno o anche il tentativo di Franz di restare nascosto. Gionata è schivo, timido, quasi inconsapevole delle sue reali qualità e di ciò che gli altri pensano di lui, forse quasi troppo, ma questa insicurezza e questa ingenuità sono tipiche del periodo dell’adolescenza, perciò ci può stare. Franz, il comprimario della storia, ha superato quel periodo ingenuo, un po’ grazie alle esperienze fatte durante gli studi all’estero e un po’ grazie a un carattere più forte e sicuro di sé. Un bel personaggio anche lui, sebbene meno approfondito. Ho trovato molto teneri e dolci i momenti tra i due, e molto delicate le scene di sesso, tutte sfumate, appena accennate, eppure comunque pregne di emozione e intensità.
Ciò che mi ha convinta meno nella storia è forse l’eccessivo ottimismo nel modo in cui viene accolta l’omosessualità dei due ragazzi. Non solo dalle famiglie e dai compagni di scuola, ma anche dai compagni di squadra, dall’allenatore e un po’ dalla società in generale. È vero, un terzetto di ragazzi importuna Gionata in varie occasioni, e non dimentichiamoci dell’attacco omofobo per le vie della città, ma siamo pur sempre nella prima metà degli anni ’90, in Italia. Rispetto al realismo notato in tutto il resto del testo, questo particolare mi è sembrato stonare un po’.
In ogni caso, consiglio caldamente la lettura di questo romanzo! Una storia carina e dolce, adatta anche ai più giovani, ma godibile in particolar modo da chi, quegli anni ’90, li ha vissuti tra libri, occupazioni e pomeriggi al bar con gli amici.

Cate

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