Loves From the World, di Cristina Bruni e Leah Weston

loves

Autore: Cristina Bruni, Leah Weston
Lunghezza stampa: 123
Editore: self publishing
Lingua: Italiano
Acquistabile qui 

Trama:

Derek e Spencer.
Patrice e Bastién.
Nathan e Mark.
Moran e Moriarty.
Destini diversi, luoghi del mondo altrettanto differenti. Ma una cosa accomuna tutte queste coppie: l’amore. L’amore incontrato per caso, l’amore conquistato, l’amore ritrovato, l’amore perduto. Quattro racconti per farvi sognare.

Recensione di Annesa:

Quattro racconti per farci sognare. Un traguardo che, mi spiace dire, non è stato raggiunto, almeno per quanto mi riguarda.
Premetto che sono convinta che scrivere racconti brevi sia anche più difficile della stesura di un romanzo di lunghezza standard. Il concentrare una vicenda in poche pagine, inserendo tutto quello che è necessario per rendere una narrazione avvincente, ma soprattutto coesa, richiede una certa abilità nell’essere sintetici ma al tempo stesso nel colmare i buchi narrativi che per ovvi motivi potrebbero crearsi, visto appunto la natura breve del racconto. Però risultare addirittura incoerenti,è qualcosa che non dovrebbe essere difficile da evitare.
I due racconti che mi sono piaciuti meno, l’autrice non me ne voglia, sono stai quelli della Weston.
Il primo, Derek e Spencer – Un Natale indimenticabile ovvero l’amore incontrato per caso – è quello che mi è piaciuto di più, perché come inizio non era niente male, un incontro fortuito di due giovani uomini a un aeroporto, un simpatico incidente e la coincidenza di avere i posti accanto durante il volo, più altre straordinarie coincidenze. Poi la paura, la solita paura di essere felici, o di non esserlo abbastanza, manda tutto a carte a quarantotto.
La lettura continua con il crogiolarsi nel dolore di Derek, del rimorso di Spencer in quello che è addirittura lo spazio di quasi un anno, pieno di brevi episodi che non portano a niente, fino a quando finalmente i due si incontrano di nuovo e si spiegano e, come nelle più belle fiabe, anche i più importanti ostacoli vengono opportunamente rimossi per dar via libera a un futuro d’amore. Avrebbe il sapore di una bella commedia ma, nonostante un inizio promettente, la storia non è stata capace di emozionarmi più di tanto. Ho sentito la mancanza di approfondimenti che sarebbero stati necessari, come ad esempio una bella chiacchierata durante il volo all’inizio, che avrebbe forse giustificato l’attrazione tra i due, che spiegarla con il solo bell’aspetto fisico sarebbe, anzi è, parecchio riduttivo. E poi il ruolo degli altri personaggi, di cui non posso dire troppo per rischio spoiler, ma che sono stati usati male, a mia opinione, tanto che non ho capito se il loro intervento è stato casuale, e quindi a uso dell’autrice, oppure il lieto fine è dovuto grazie al loro intervento dietro le quinte.
Una nuova opportunità è quello che ho letto con più difficoltà, primo per l’uso del discorso in prima persona, che riduce tutto al punto di vista di Mark, cosa che ha reso la lettura più pesante – stare nella testa di uno divorato dai rimorsi e in preda a crisi depressive non è una passeggiata – persino le scene di sesso, che non mi hanno per niente appassionato, piene di particolari che con la passione non c’entravano niente, raccontando il tutto, non mostrandolo. Inoltre sembrava il prolungamento del primo racconto, dando a tutto l’impressione di un già visto, già incontrato in molti altri autori come Grey, Sexton, Witt.
Di tutt’altra natura sono invece i racconti della Bruni.
La raccolta inizia con il suo La tigre e il professore. Lo stile è particolare, con una capacità descrittiva atta a far immergere nell’ambientazione e nell’animo dei protagonisti, evocando immagini vivide e suscitando emozioni e sentimenti intensi.  Mi ha dato l’impressione che il racconto fosse in realtà una fanfiction. I protagonisti, infatti, sono i nemici giurati di Sherlock Holmes, il colonnello Sebastian Moran che rimembra e commemora la morte del suo amico/amante James Moriarty. Per questo motivo ho fatto fatica a seguire il tutto, perché Holmes lo conosco solo per fama e qualche film e non ho mai letto i romanzi di sir Conan Doyle.
L’autrice si destreggia abilmente anche nei vari flashback, i quali però non sono capaci di spiegare appieno cosa sia successo in realtà nel passato e soprattutto perché Andrew, il giovane fratello di Moriarty, sostituisce così di buon grado il fratello nel letto e nel cuore di Sebastian. Inoltre avrei tanto voluto sapere cosa ci fosse scritto in Quella lettera!
Ritengo invece l’altro suo racconto, Bluson noir, un lavoro davvero originale. I punti di vista sono tre, ma tutti espressi – e non ricordo di averlo mai incontrato prima –alla seconda persona singolare. Una scelta particolare, ma efficace per far immedesimare durante la lettura, quanto e forse più che se espresso in prima persona. Chi non si è mai rivolto a se stesso, in momenti di crisi soprattutto, come a parlare con qualcun altro? È proprio questo che fa l’autrice e non credo proprio sia stata una soluzione semplice. Ma nonostante la storia sia accattivante, ricca di pathos e con un bel gran finale, ho riscontrato anche qui quei buchi narrativi che l’hanno penalizzata, lasciandomi con la bella sensazione di una splendida lettura, ma con tanti perché e percome senza risposta.

Annesa

Recensione di Vittoria:

Non avrei mai pensato di cominciare una recensione premettendo che è stato difficile scriverla e che sono stata combattuta durante tutta la stesura, eppure così è stato.
Ma partiamo dall’inizio: qualche giorno fa ho letto un post di Cristina Bruni dal titolo L’amore agli angoli del mondo in cui veniva presentata questa raccolta, e mi sono chiesta – ardentemente chiesta – perché le due autrici non avessero scelto quel titolo invece della sua versione inglese. Sarebbe stato tanto più bello, più suggestivo e anche più espressivo, almeno secondo i miei gusti.
La raccolta si apre con La tigre e il professore, di Cristina Bruni. Adesso, io non so se l’autrice in questo racconto abbia fatto un tentativo di usare il punto di vista onnisciente, fatto sta che in alcuni punti ho trovato molto fastidioso il continuo e ripetuto slittamento, anche in frasi consecutive, dai pensieri di un personaggio a quelli dell’altro. Ammetto di essere piuttosto suscettibile su questo argomento (fissata, direbbe qualcuno), ma basta questo – che per me è un grosso difetto – a farmi scadere irrimediabilmente una storia. Inoltre, e qui sono certa sia un problema di editing, mi dispiace, ci sono proprio degli errori stilistici non da poco; o meglio, è sempre lo stesso errore ripetuto più volte. La forma del racconto non permette di analizzare a fondo i personaggi e forse l’autrice ha messo troppa carne al fuoco, lanciando troppi indizi senza poi avere la possibilità di svilupparli bene. A meno che non si presupponga una conoscenza dei libri di Sherlock Holmes che a me manca. Se così fosse, non riuscirei comunque a considerarla una scusante, perché non credo si possa basare una storia sulla conoscenza di un’altra serie, a meno che non si parli di uno spin off scritto dallo stesso autore. I personaggi di questa storia sono tre: Sebastian, James e Andrew. All’epoca dei fatti James è morto ma la sua influenza è ancora forte nelle vite degli altri due, anche se avrei gradito un maggior approfondimento del fratello, soprattutto visto che, come dicevo prima, ci sono dei paragrafi in cui si guarda ai fatti anche dal suo punto di vista.
Invece, ho molto apprezzato il modo in cui sono costruite l’ambientazione e l’atmosfera. La descrizione delle cascate e del paesaggio è ottima e l’autrice riesce a far intuire lo stato d’animo dei suoi personaggi anche attraverso il modo in cui percepiscono ciò che li circonda. Mi piace molto questo aspetto della scrittura di Cristina Bruni.
Parlerò del secondo (Un Natale indimenticabile, di Leah Weston ) e del quarto (Una nuova opportunità, sempre di Leah Weston) racconto insieme, perché il mio commento è valido per entrambi. Nulla da eccepire, qui, sulla correttezza formale. Tutto è assolutamente perfetto, lindo e pulito, però distaccato, quasi chirurgico. I due racconti non mi hanno trasmesso nulla: mi è sembrato che mancasse il calore, la passione, il cuore pulsante. Ho come avuto l’impressione che l’autrice si sia lasciata influenzare da ciò che ha letto nel corso degli anni, richiamando inconsciamente varie situazioni che ha unito al suo testo per creare una storia stilisticamente perfetta, ma troppo patinata. La sua scrittura è formalmente inappuntabile, ma rimane fredda e distante. Non so in quanti ricordino quel bellissimo passaggio del film High Society con Grace Kelly e Frank Sinatra in cui la bellissima Mrs. Lord viene paragonata a una statua classica, assolutamente perfetta ma senza vita. Ecco, è la stessa sensazione che ho avuto io leggendo questi due racconti. Come ho già detto prima, manca la passione, manca l’autenticità, il tocco personale. I personaggi sono sì carini, ma non hanno nulla che me li faccia ricordare. Non ho sofferto per loro e con loro. Non mi è venuta voglia di prenderli a sberle perché si stanno comportando da cretini e non ho sentito quella stretta allo stomaco chiedendomi come proseguirà la storia. Lo sapevo già. Sono interscambiabili, quasi gemelli in un certo senso, tanto si somigliano. Non hanno particolarità. Derek potrebbe stare con Mark e Spencer con Nathan, e non cambierebbe nulla. Sono, se così vogliamo dire, personaggi bidimensionali. Ho avuto l’impressione, leggendo, di assistere alla versione letteraria di una ricetta per la torta margherita: 100 gr di dolcezza, 150 gr di sofferenza, un pizzico di incomprensione, 400 gr di sesso. Mescolare, mettere in forno per 40 minuti e puff, ecco sfornato il racconto. Mi ripeto, lo so, ma avrei gradito più personalità.
Aspetto che, invece, è presente in abbondanza nel terzo racconto, Bluson noir di Cristina Bruni. Il protagonista di questa storia è Patrice, il quale ci racconta un episodio utilizzando la seconda persona. Elemento, questo, già di per sé particolare, perché non capita spesso di vederlo usato e l’ho molto apprezzato.

Chi sei tu, se non un povero emarginato che ama attaccar briga per il puro piacere di poter toccare – e farsi toccare da – un altro essere umano? Brami così tanto la piacevole sensazione di carne che sfrega contro altra carne, di sangue che si mescola ad altro sangue che davanti ai tuoi occhi una notte di sesso spensierato impallidisce alla vista della possibilità di menare le mani.

Anche questo racconto, come quello precedente della stessa autrice, riesce a catturare il lettore nella sua atmosfera. La Bruni ha, come già sottolineato in precedenza, la capacità di farti immedesimare nella storia attraverso l’evocazione di belle immagini, soprattutto qui, dove riesce a mantenere unico il punto vista consentendo al lettore di seguire il filo dei pensieri dei personaggi senza doversi chiedere chi pensa cosa. Questo aspetto, insieme al sarcasmo di Patrice, sono i tratti che mi sono piaciuti di più. Altro elemento che mi ha lasciata soddisfatta è stata l’attesa di vedere cosa sarebbe successo, perché qui c’è davvero il dubbio di non sapere cosa l’uno o l’altro personaggio potrebbe dire, o fare. Non c’è nulla di scontato. Né nella storia né nei personaggi, nonostante non ci venga rivelato praticamente nulla del loro passato. Ignoriamo addirittura le vere ragioni per cui Patrice si trova al cospetto di Bluson noir. È lì per interesse personale? È lì per altruismo? È lì per cercare di calmare il proprio demone interiore? Non lo sappiamo. Però è lì, e succede qualcosa che cambia la sua giornata. E forse, ma è un forse molto forte, la sua vita. Non cambia lui, però. Veramente un bello spaccato. Varrebbe la pena prendere il libro solo per questo racconto.

Vittoria

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