Per dire ti amo, di Anna Martin

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Autore: Anna Martin
Serie: Il momento di decidere, libro 3
Lunghezza stampa: 212
Editore: Dreamspinner Press
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Deborah Tessari
Acquistabile qui:

Trama:

Dopo sei anni di BDSM e romanticismo, Jesse Ross e Will Anderson hanno avuto i loro alti e bassi, ma insieme sono diventati più forti e più felici. Quando sua madre muore inaspettatamente, però, Jesse è costretto a tornare nella sua casa d’infanzia in Georgia per aiutare la famiglia. Will lo segue, trasferendosi dall’ufficio di Seattle alla sede della sua azienda ad Atlanta, ma non possono amarsi come sono abituati mentre vivono nella casa dei genitori di Jesse. Will decide così di comprare una casetta da ristrutturare tutta per loro per ritrovare un po’ di privacy.
Quando le loro vite cominciano a ritrovare una certa normalità, Will e Jesse riprendono la loro relazione BDSM, trascurata negli ultimi tempi. Assieme alla sicurezza della sottomissione di Jesse arrivano anche le prime difficoltà: un uomo del posto cerca di attirare lontano da Will un Jesse in lutto e che si sente solo, mentre uno dei colleghi di Will provoca tensioni nella coppia. Entrambi gli uomini sono costretti a rivalutare ciò che conta veramente e a chiedersi in che direzione stia andando la loro storia d’amore.

Recensione:

Il BSDM non è per tutti. E ben venga che sia così, altrimenti sai che noia sarebbe avere gli stessi gusti e opinioni. Così come non è un genere per tutti i lettori, non è neanche un genere che appartiene a tutti gli scrittori. Non basta mettere insieme un paio di corde, un frustino e tanto sesso descritto in forma esplicita. Bisogna sapere avvicinare il lettore a un mondo che non gli appartiene. Bisogna dare credibilità a quello che si vuole raccontare. Anna Martin ne è capace.
Il genere mi piace o, per rimanere in tema, è nelle mie corde. Parto avvantaggiata nella lettura? Certo, ma oserei affermare che se lo può gustare anche chi eventualmente storcerebbe il naso davanti a scene moralmente discutibili. Per dire ti amo non si riassume in un paio di manette o una croce di Sant’Andrea: è una dichiarazione d’amore alla famiglia e all’amore di una vita. Ma è anche un lungo addio a una persona cara che non c’è più. È questa la definizione che do di questo libro.

“Pronto,” gli dissi senza respiro. “Sono pronto.”
Ero pronto da ore. Settimane. Era una cosa di cui non mi vergognavo mai, volerlo era un’accezione dell’amarlo. Il sesso era un modo per stare estremamente vicini l’uno all’altro. Non smise di baciarmi mentre si muoveva tra le mie gambe, che gli avvolsi attorno alla vita, aprendomi a lui.
“Ti amo, Jess,” sussurrò spingendosi dentro di me, il suo sesso che mi allargava, facendomi un po’ male. Portai le braccia dietro la sua schiena e mi aggrappai a lui, sollecitandolo, sollevando il mio corpo per incontrare il suo.
Non riuscivo a trovare la voce per dirgli che lo amavo anch’io. Lui lo sapeva, però, e le mie labbra riuscirono a dargli il messaggio con un lento bacio attento piuttosto che con le parole. Aveva capito.
“Mi sei mancato,” disse. Il suo naso tracciò il percorso dalla clavicola al lobo dell’orecchio. “Mi è mancato stare così con te.”
“Anche a me. Non farlo più.”
“No. Ti tengo stretto a me ora.”

Will e Jesse sono insieme da setti anni, abbiamo visto la loro evoluzione sia come coppia sia come dominatore e sottomesso nei precedente libri di questa trilogia. È stato un camino lungo, travagliato e difficile da percorrere. Da bravo padrone/amante, Will prende le redini della vita di Jesse e insieme si trasferiscono in Georgia dopo che la madre di quest’ultimo muore a causa del cancro. Jesse è distrutto, vuole stare accanto al padre e alla sorella in questo momento così delicato, approfittando di questa circostanza anche per avvicinarsi al genitore rimasto. Anna Martin dimostra molta sensibilità nel descrivere l’evoluzione e l’accettazione da parte del padre di Jesse per l’omosessualità del figlio. Un papà che, anche se non capisce fino in fondo l’orientamento del figlio, è orgoglioso dell’uomo che è diventato e lo dimostra standogli sempre accanto.
Per Jesse non sarà facile lasciare tutto in mano a Will, è combattuto. Sa bene come comportarsi da sottomesso nella loro sala giochi, sono affiatati e molto passionali, ma avrà difficoltà a sottomettersi al suo amante nella quotidianità del rapporto di coppia. Non che Will cerchi questa sottomissione, tutto il contrario. Questa sarà una delle questioni che dovranno affrontare in questo terzo capitolo. Sposarsi o non sposarsi? Rendere il ruolo di dominatore/sottomesso permanente o lasciarlo come è stato fino a ora, con la possibilità di negoziare i limiti e l’intensità dei loro giochi?

Sottomettermi a lui aveva più senso che amarlo. Alcuni giorni essere innamorato di quell’uomo ancora mi colpiva come un gancio sotto il mento. Mi svegliavo e lo guardavo vagamente confuso chiedendomi cosa avessi combinato perché la mia vita prendesse quella piega. Poi lui si girava verso di me, mi faceva un sorriso assonnato e tutto tornava ad avere un senso.
Non c’era mai un attimo di esitazione quando m’inginocchiavo per lui. Sapevo quello che si aspettava da me, sapevo qual era il mio posto in questa parte del nostro rapporto.

C’è grande intesa tra i due e questo solo grazie all’amore e al rispetto che nutrono l’uno verso l’altro. È la comunicazione che fa la differenza nella loro relazione. E dovranno avvalersi di tutte le armi a loro disposizione per continuare ad amarsi. Una storia dolce e romantica. Un racconto bollente, trasgressivo, passionale e mai volgare. Questo terzo capitolo non era previsto, come ci dice la stessa autrice in nota. Non ci sono informazioni su altri libri in futuro e, anche se il finale mi ha soddisfatta al 110%, non sono pronta a lasciarli andare via. Ho ancora voglia di leggere di Will e Jesse e mi auguro che la Martin la pensi come me.

“Vuoi ancora sposarmi?”
“Sì, voglio ancora sposarti.”
“Bene. Qualcuno stasera mi ha chiesto se non mi sembrava strano amarti ed essere allo stesso tempo il tuo Padrone.”
“Ancora con questa storia,” dissi con un sospiro, poi gli baciai il dito che non aveva tolto dalle mie labbra.
“Non mi dispiace parlarne.”
“Non ti dispiace parlare, punto.”
“Attento,” mi avvisò con affetto. “Serberò queste sculacciate che ti meriti per la prossima volta.”
Lo ignorai. “Pensi davvero che sia strano? Avere un marito che si sottomette a te?”
“No…” rispose lentamente. “La nostra relazione ha sempre avuto dei confini ben delineati. Quando sei diventato il mio compagno, abbiamo dovuto capire che cosa questo comportasse nelle nostre vite, ma non credo che il fatto che tu sia mio marito cambi le cose.”
“Ma sarà diverso,” protestai. “Sto per prendere un impegno a lungo termine con il mio amante, ma l’impegno con il mio Padrone non è, per sua definizione, permanente.”
“Vuoi un collare permanente?” chiese con gli occhi spalancati.
“Non lo so.”

Francine

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