Maschere veneziane di Kim Fielding

VenetianMasksITLG

Autore: Kim Fielding
Lunghezza stampa: 237
Editore: Dreamspinner Press
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Eledh Armata
Acquistabile qui

Trama:

Jeff Dawkins è stato lasciato dal suo partner con un mutuo che non può permettersi e un paio di biglietti non rimborsabili per una vacanza di un mese in Europa. Nonostante la sua riluttanza a viaggiare, Jeff decide di partire comunque. Dopotutto, ha già pagato. Mette in valigia un Kindle pieno di romanzi gay e arriva a Venezia trepidante. Lì incontra il bellissimo e affascinante Cleve Prieto, un americano che vive all’estero, che gli offre di fargli da guida turistica. Jeff ha molti sospetti – non è nato ieri e qualcosa gli dice che Cleve non gliela racconta giusta – ma tutto è meglio che girare per i canali da solo. Grazie a lui, Jeff s’innamora di Venezia e inizia a riconciliarsi con il passato. Per la prima volta, si ritrova anche a provare dei sentimenti per qualcun altro. Ma non può essere sicuro di chi sia quella persona, perché il passato di Cleve rimane un mistero avvolto dalle bugie.
Poi una figura oscura riemerge dal passato di Cleve e Jeff deve scegliere se lasciare che questi scappi da solo o unirsi a lui in una corsa disperata attraverso l’Europa centrale. Forse Jeff riuscirà finalmente a vedere dietro la maschera di Cleve, se sopravvivrà al viaggio.

Recensione:

Complice una musica che ho ascoltato mentre leggevo questo libro, Cristalize, di Lindsey Stirling, i protagonisti di questo romanzo non vogliono abbandonarmi, e tra le note struggenti del violino, io corro ancora insieme a loro attraverso l’ Europa, ma soprattutto attraverso le loro menti e i loro cuori.
Ho trovato la storia bellissima, inutile negarlo, ma comincio a credere che mi piacerà tutto quello che ha scritto e scriverà la Fielding, autrice di Brutus e di Un buono scheletro, che ho già letto e apprezzato, se vogliamo usare un eufemismo.
Maschere Veneziane è un romance. Niente fantasy stavolta, ma una vera e propria storia d’amore contemporanea, con tutti i temi molto cari all’autrice, come quello di un cuore che rimane puro nonostante si sia fatto un giro all’inferno e ritorno, dell’amore che cambia chi si abbandona alle sue sensazioni, senza riserve, che riscatta da un passato fatto di solitudine, di situazioni di comodo e che purifica da colpe ed errori inconfessabili, ma soprattutto che dà il coraggio di fare cose che mai si sarebbe creduto possibile, senza pensare alle conseguenze, seguendo soltanto i dettami del cuore.
Ho amato entrambi i protagonisti, cosa che non sempre riesce. Cleve e Jeff invece sono tutti e due davvero adorabili, anche se quello con meno sorprese è il malinconico informatico, essendo tutto raccontato dal suo punto di vista, anche se in forma impersonale.
Jeff, beh, mi assomiglia, in altre parole non ho avuto nessuna difficoltà a immedesimarmi in lui, non tanto per la scelta di una vita tranquilla, compresa quella di coppia, quanto per l’ansia di ritrovarsi a sfidare se stesso nell’affrontare un viaggio tutto da solo, lontanissimo da casa, in un paese che parla una lingua di cui non conosce nemmeno una parola. Ma soprattutto nell’incoscienza di affidare a uno sconosciuto, per quanto affascinante, la riuscita di quella che stava per risultare un disastro di vacanza. Per lui ecco le note della sonata di cui parlavo prima, lente e malinconiche.

Non lo aveva notato camminando, ma in quel momento notò che la maggior parte delle persone intorno a lui erano a loro volta turisti.
Parlavano in una cacofonia di lingue: inglese, tedesco, spagnolo, giapponese, russo, francese e molte altre che non riconosceva. Per un po’ si divertì a cercare di indovinare da quale Paese provenissero le varie persone. Li guardò fare foto e gettarsi alla consultazione di mappe e guide turistiche e per la prima volta si sentì coinvolto nell’avventura di quel viaggio. Era seduto al tavolino di un caffè, su un marciapiede, a Venezia, per l’amor di Dio! Quante persone al mondo sognavano di farlo e avrebbero dato via un rene per essere al suo posto in quel momento?
E, rammentò a se stesso con un certo vanto, non era più a Sacramento. Non si stava rigirando nel letto da solo, aspettando che la sveglia suonasse fin troppo presto, cosi da poter indossare i suoi pantaloni eleganti e la sua camicia per passare la giornata tra dei cubicoli, con l’odore di cartucce di toner e pessimo caffè ad aleggiare nell’aria.
Era, a tutti gli effetti, contento. E aveva proprio una bella vista, non solo dei turisti e del canale e del ponte pittoresco, che nell’insieme erano molto gradevoli, ma anche del tizio veramente sexy che stava a pochi tavoli di distanza da lui.

Ed ecco che la musica cambia e diventa più coinvolgente. Dotato un sorriso sfacciato e una bellezza sconvolgente, appare Cleve a rendere sicuramente più interessante la vacanza di Jeff, proponendosi come cicerone nel guidarlo attraverso una Venezia per lo più sconosciuta ai turisti, e proprio per questo più autentica e affascinante.
Ho pienamente compreso la sensazione e i sentimenti di Jeff, che nonostante subodori una certa ambiguità in Cleve e sia consapevole dei rischi cui potrebbe andare incontro, lucidamente sceglie comunque di affidarsi a quel bello quanto misterioso giovane, un po’ perché fisicamente attratto, ma anche perché ha colto una fugace luce di tristezza e nei suoi occhi.

Nonostante l’ora tarda la lavatrice era in moto e cosi anche il suo cervello.
Quella cosa con Cleve… Era folle. Non il turismo giornaliero, perché quello era divertente e Jeff si stava godendo la vacanza molto più di quanto si sarebbe mai aspettato. Se fosse stato tutto lì, sapeva che un giorno avrebbe potuto guardare indietro a quella vacanza e trovare i ricordi piacevoli.
Ma non era tutto li. Non riusciva a capire quale fosse il fine di Cleve.
Cosa stava cercando di ottenere quel tizio da lui? Quali parti erano vere e quali parti erano solo una recita o una maschera? A volte Jeff riusciva a vedere un’espressione particolare che per qualche secondo gli faceva credere di poter trovare qualcosa di sincero in lui, che gli faceva quasi credere che Cleve lo volesse davvero. Solo per qualche secondo.

Entrambi i giovani hanno dei segreti, persino Jeff. Uno di quelli enormi, strazianti che, a distanza di anni, ancora lo fa soffrire e gli causa incubi terribili, e che lo ha spinto a imbastire tutta la sua vita nell’aurea mediocrità di un’esistenza senza troppi scossoni. Un nerd, ama definirsi, un pantofolaio. Ancora non sa quanto si sbagli su se stesso e in che modo la sua vera natura verrà allo scoperto.
I segreti che Cleve nasconde sotto la sua maschera, sono più squallidi ma non meno dolorosi di quelli di Jeff, ma con il proseguire della vicenda l’affascinante giovane farà trasparire doti sorprendenti, come le conoscenze storiche e culturali, le lingue parlate in quell’angolo d’Europa e un desiderio straziante di una vita ordinaria.

Eccolo lì a lamentarsi quando almeno lui aveva una casa di qualche tipo e sapeva che avrebbe trovato un altro posto. Non sapeva dove andasse a dormire l’altro, ma era abbastanza sicuro che non fosse un posto fisso.
“Dove metteresti radici, Cleve? Se potessi scegliere un qualsiasi posto nel mondo?”
La risposta di Cleve fu immediata e diretta. “Dove qualcuno mi ama, amico.”

La musica si divide in due movimenti e così la storia. Ritorna lenta e mesta nella tristezza e nella delusione per poi riprendere carica delle emozioni che albergano nel cuore di Jeff e che gli faranno fare l’impensabile. Una seconda parte bella ed emozionante attraverso alcune tra le forse meno conosciute città dell’Est europeo, ma assolutamente incantevoli nella descrizione affascinante fatta dall’abile penna dell’autrice.
A questo proposito, vorrei dire che temevo, sapendo essere ambientato in Italia, di ritrovarmi davanti ai soliti cliché e stereotipi sul nostro paese. Invece, con mio grande sollievo, sembra proprio che l’autrice si sia documentata più che esaurientemente, se non addirittura abbia visitato lei stessa Venezia e Trieste, descrivendo le due città con precisione e puntualità e dipingendo gli italiani che interagiscono con i nostri beniamini in modo molto diverso da come, ahimè, siamo stati abituati. Mi sento di affermare che, tra le righe del romanzo, traspare vero amore se non per l’Italia, di sicuro per Venezia.

“Buona sera!” cinguettò Mita al suo ingresso nell’edificio. Non ne era sicuro, ma i capelli della ragazza sembravano essere di un colore diverso dalla sera prima.
“Già innamorato?”
“Uh… che?” Era per caso uno strano modo italiano di flirtare? E se cosi fosse stato, come si diceva ‘gay’ nella lingua locale?
“Di Venezia. L’ha già sedotta?”
Si grattò la testa. “Beh, è carina, ma non sono sicuro che sia il mio tipo.”
Mita rise. “Vedrà. La mia città è speciale e le conquisterà il cuore.”

Un romanzo, dunque, come altri della Fielding, che parla di cose per narrarne altre.
Come il viaggio e i travestimenti. Il viaggio come mezzo per riscoprire se stessi e far cadere quelle maschere dietro le quali spesso e volentieri ci nascondiamo, erigendole come mura di difesa, che ci preservano dalla sofferenza ma che ci precludono la vera vita.
Un bel romanzo d’amore, quindi, ma anche d’avventura e suspense e che non manca di situazioni esilaranti, battute spiritose e momenti commoventi.
Ci sono pure io, in questo romanzo: sono la signora di mezza età seduta in aereo, che ride delle battute sexy dei due innamorati.

Annesa

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