Un terremoto a Borgo Propizio, di Loredana Limone

AeP - Un terremoto a Borgo Propizio

Autore: Loredana Limone
Lunghezza stampa: 387
Editore: Salani
Lingua: Italiana
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Trama:

A Borgo Propizio va in scena la vita che, si sa, è fatta di cose belle e di cose brutte. Cose belle, il borgo ne ha tante da sfoggiare da quando è risorto a nuova vita, con il Castelluccio restaurato e le imbellettate case del contado, ora affacciate sull’elegante pavé a coda di pavone della piazza del Municipio, e con l’elettrizzante fermento culturale che si respira già fuori della cinta muraria e che sicuramente fa rodere il fegato a fior di città d’arte. Ma un giorno qualcosa di molto brutto, un violento sisma, arriva inclemente a distruggere ampia parte del centro storico, gettando nella disperazione i propiziesi che tanto amano il loro paese. La villa del Comune sembra una scatola con il coperchio sfondato; il pavé è sprofondato quasi agli inferi; i lampioni, ora ciechi e senza luce, con le bocce frantumate, appaiono piegati alla catastrofe; le botteghe e le abitazioni sono squarciate, orribilmente. Felice Rondinella, appassionato sindaco, vive l’immane disastro come un fallimento personale, e Padre Tobia si sente troppo stanco per portare il peso della croce. Perché non si tratta solo del terremoto: al borgo i peccati sono diventati incontenibili e le confessioni scandalo allo stato puro. Non si capisce più nulla, tutto è sottosopra. L’unico fatto certo è che il professor Tranquillo Conforti, trovato a terra nella Viottola Scura, non ha avuto un infarto mentre scappava, spaventato dalle scosse, ma è stato ucciso. Un assassino a Borgo Propizio? La faccenda si complica…

Recensione:

Loredana Limone ha scritto un romanzo composito: c’è un morto, c’è un’indagine e ci sono dei sospetti; ma secondo me, la vera protagonista di questo libro è la natura umana, in tutte le sue sfumature, in tutti i ruoli che ci troviamo a ricoprire vivendo.
L’autrice ci accompagna tra i pensieri di Mariolina, una donna sposata che, pur non volendo, s’innamora di Mirko; ci parla di Letizia, vedova, amante della vita e della gente, e del maresciallo Saltamacchia, uomo modello e aspirante scrittore. Leggendo incontrerete Claudia, alle prese con quel momento della vita in cui “il tempo cominciava a scapparle di mano e lei voleva tenerne le sartie ben strette”. Ma per andare con ordine, prima di tutti, conoscerete Francesco e Belinda, una storia difficile, fatta d’indipendenza, passione e un po’ di travaglio. Insomma, i protagonisti sono tanti, ben descritti, complessi e articolati, ognuno che rappresenta un’età della vita o un’emozione vissuta da tutti noi, e questo è uno dei due elementi che mi hanno fatto amare questa lettura.
L’altra caratteristica che mi ha fulminata è lo stile letterario, le metafore, i giochi di parole e le immagini che l’autrice usa per accompagnare il lettore nell’atmosfera di Borgo Propizio.
Nel primo capitolo del romanzo, il narratore è proprio il castello di Borgo Propizio. Potrebbe sembrare una scelta azzardata, ma a me è piaciuta. In poche pagine l’autrice riesce a presentare l’ambientazione della storia per poi cambiare abilmente, in un battito di ciglia, protagonista; il lettore si ritrova a seguire la brezza giù dalle merlature del castello sino a scivolare per le strade del borgo, girando angoli bui per fermarsi, senza fiato, davanti a una scena che la brezza non comprende, ma di cui percepisce la malevolenza.
Sempre parlando dello stile narrativo, la Limone ha una peculiarità che mi è piaciuta molto: usa un avvenimento o un pensiero che per un secondo unisce più protagonisti, per poter saltare da un punto di vista all’altro, veloce come il vento. L’idea mi sembra geniale. Purtroppo però, più volte, ho dovuto rileggere per capire dove l’autrice mi avesse portata nello spazio di una riga.
Ora, dopo aver enumerato i motivi per cui consiglierei questo libro, vorrei solo spendere due parole per dire che la forza dei personaggi, purtroppo, non sempre basta; alle volte un briciolo di trama in più fa la differenza fra un libro da leggere e uno imperdibile per le amanti del romance.
Tuttavia, se avete voglia di leggere un romanzo che vi avvolga con le parole e vi faccia annuire mentre scorrete le righe, beh allora date alla Limoni una possibilità.
E tanto per non scordare di citare il terremoto che, essendo anche nel titolo, non può essere certo ignorato in una recensione, chiudo con una delle frasi che più mi hanno incantata:

Le piante dell’avvizzita fioraia erano precipitate in un crepaccio e lei sopra, con tutti i sacrifici di una vita recisa.

Manu

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