Liberazione, di A. M. Sexton

liberazione

Autore: A.M. Sexton
Serie: Davlona
Lunghezza stampa: 251 pagine
Editore: Triskell edizioni
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Lucia C.; Emanuela Graziani
Acquistabile qui:

Trama:

Davlova: una città-stato oppressa dalla povertà e governata da un’aristocrazia tirannica. Le risorse sono scarse e la tecnologia è illegale. E nei bassifondi cova la rivoluzione.
Misha è un borseggiatore comune, finché il suo capo non gli assegna un nuovo lavoro. Facendosi passare per una prostituta, Misha viene spedito a lavorare per uno degli uomini più potenti della città. Ma il suo vero obiettivo è molto più pericoloso: avvicinarsi a Miguel Donato, e trovare qualcosa – qualsiasi cosa – che possa aiutare a far cadere il governo corrotto di Davlova.
Misha si immerge nel mondo decadente dell’aristocrazia, dove gli schiavi sono comuni e dove è possibile trovare anche il piacere più perverso. Anche se è sicuro che l’élite di Davlova sia coinvolta in qualcosa di terribile, le prove sono difficili da trovare, e Misha inizia ad innamorarsi dell’uomo che dovrebbe tradire. Poi incontra Ayo – uno schiavo sessuale costretto da un impianto neurale nel suo cervello a provare piacere per il dolore – e tutto cambia.
Mentre gli abitanti della città bassa si spingono verso una rivoluzione sanguinosa, Misha si troverà preso tra i sentimenti inattesi che prova per Donato, il dovere verso il clan e la determinazione di salvare Ayo.

Recensione:

Sicuramente questa è la recensione più difficile che io abbia mai fatto. Le mie letture spaziano su tutti gli argomenti possibili, non faccio distinzioni di genere e credetemi se vi dico che non mi sono tirata indietro nemmeno davanti al più trash dei libri (vi risparmierò il titolo, ringraziatemi dopo per questo).
Liberazione ho dovuto leggerlo ben due volte. E badate bene che ho stomaco d’acciaio, o quasi. Quella della Sexton non è una lettura dove si riesce a mantenere l’obiettività. Il testo è ricco di sfumature e così coinvolgente che una sola lettura non è bastata a dare ai miei pensieri la giusta direzione, ai sentimenti che mi ha trasmesso la giusta traduzione. Leggerlo mi ha scosso nel profondo perché nonostante si tratti ‒ secondo le parole stesse dell’autrice ‒ di un’opera di fantasia dai toni dark, tratta temi molto reali e di cui, purtroppo, molti hanno esperienza nella vita vera.
Al di là di tutto non è un libro brutto, anzi, azzarderei persino a dire che è bello, e mi è piaciuto leggerlo. Eppure, mai come adesso mi è comoda la scelta delle mie compagne di non assegnare voti ai libri, perché sicuramente non saprei che voto dare. E dopo settimane che ho finito di leggerlo ho ancora dubbi su come affrontare e interpretare le emozioni che mi ha suscitato. Ci sono due linee narrative in questo libro: quella romantica, che tanti insistono a dire non esserci e che invece secondo me c’è eccome, e quella cyberpunk. Su quest’ultimo versante per me purtroppo la Sexton ha lasciato troppe questioni in sospeso, senza contare che non ha sviluppato con chiarezza tutta la storia di fondo. È confusionaria e inconcludente. A penalizzarla ulteriormente è il numero di pagine, troppo poche per una storia così complessa.
Misha, il nostro narratore, è un borseggiatore; sfruttato fin da piccolo, della vita non conosce altro che la degradazione ed è costretto da Anzhéla, personaggio che vedremo poco e solo su un piano politico, a prostituirsi.
Violenza, prostituzione, sfruttamento, schiavitù, sperimentazione genetiche: c’è tutto in questo racconto.

Un istante dopo, Donato irruppe nella stanza. La sua rabbia non era svanita nelle ore in cui era mancato. Era peggiorata, semmai. La bestia lo dominava completamente.
Fu una notte terribile. Ayo gridò e scongiurò e pianse. Io soffrivo per lui, il mio uccello era tenuto duro dall’Il, ma il mio stomaco era sottosopra. Lottai per evitare di sentirmi male per il modo con cui Donato lo usava. Persi il conto dei colpi che presi sul viso perché non gli obbedivo abbastanza velocemente. Persi traccia di quante volte Donato mi chiamò puttana. Sfogò la sua lussuria e la sua furia su noi due. Poi se ne andò; stavolta non sbatté la porta, ma uscì silenziosamente. Avevo la sensazione che il mostro che era in lui fosse finalmente sazio. Rimasi steso sul pavimento, dove ero caduto, malconcio e dolorante. Mi faceva male il sedere a causa dei colpi, le costole mi dolevano per i calci. La parte destra della mia faccia pulsava per i suoi manrovesci. Ma a me era andata bene. Ayo giaceva sul letto, raggomitolato in una palla. Il suo corpo dalla carnagione chiara era scosso dalla forza dei suoi singhiozzi. Quando provai a toccarlo, si tirò indietro. Volevo stringerlo, volevo piangere con lui, cercare di dirgli che si sarebbe risolto tutto.

Misha è un personaggio bellissimo dentro e fuori e, anche se vive nello squallore dei bassifondi ed è costretto a rubare e vendersi per vivere, ha un’anima pura. Miguel Donato è giudice e boia di Davlona, un violento. Punto. Personaggio impietoso, vile e spregevole. La Sexton prima ci presenta Donato nelle vesti di un crudele Mr. Hyde per poi presentarci un dolce e innamorato Miguel. E qui sta tutta la mia perplessità, in mancanza di una parola migliore per definire il mio stato d’animo. Un violento resta un violento. Sempre. Lo sa persino Miguel Donato, ma la Sexton cerca di giustificarlo dando la colpa alla bestia che c’è in lui. Miguel Donato ha il modus operandi di tutti i violentatori: prima umilia Micha, lo degrada chiamandolo puttana, lo picchia, e poi gli chiede scusa facendogli dei doni, dicendogli che lo ama. Un comportamento, il suo, ancora più spregevole, perché lo illude. Poi c’è Ayo, lo schiavo, un personaggio a mio parere non troppo riuscito, in quanto eclissato dall’esuberanza di Micha e dagli eventi drammatici in cui è coinvolto. Benché sia un personaggio secondario, mi sento in dovere di menzionare anche Frey, nata Freyja. Questa donna transessuale, che ha ancora tanto da dirci, mi ha colpito positivamente e mi auguro che nel prossimo volume della serie la Sexton ci parli un po’ di più del suo rapporto con la compagna Anzhéla.

«Dovresti metterci del ghiaccio.»
«È un po’ tardi per quello. Penso che non si gonfierà più di così.»
«Non devi continuare a vederlo, sai. Talia non sopporta la violenza qui nella casa. Se glielo dicessi…»
«Non è così semplice.»
«Capisco.» In quel momento mi stava ancora toccando, ma tirò via la mano di colpo, come se lo avessi bruciato. «Dimentica quello che ho detto, allora.»
Lo aveva ferito senza volere. «Apprezzo la tua premura, ma non ne vale la pena di preoccuparsene.»
Scosse la testa, mordendosi il labbro.
«Che c’è?» lo incitai.
Scrollò le spalle a disagio, turbato dalla mia domanda. «Penso solo che… è quello che diceva mia madre dopo che mio padre la picchiava.
Diceva “non importa” oppure “tu non capisci”. Ed è vero che lui dopo ogni volta che succedeva diceva che gli dispiaceva. Si scusava e le portava dei fiori, e prometteva che non lo avrebbe fatto più. E tutto era perfetto per un po’. Ridevano insieme e si sorridevano l’un l’altro. Ma poi…» Alzò gli occhi e finalmente incontrò il mio sguardo. «Quei momenti felici non duravano mai. Finiva sempre col picchiarla di nuovo. E quello che iniziò come uno schiaffo o due, alla fine si trasformò in lui che la picchiava a morte.»
«Non è la stessa cosa.»
«Ne sei sicuro?»
«Era arrabbiato. Aveva avuto una brutta giornata, e quello fa parte del motivo per cui vado là.»
Ponderò la cosa, ma riuscii a capire che non lo avevo convinto.
Sembrava ancora più scettico, semmai. «Penso che, in qualche modo, anche mia madre iniziò a credere che la violenza fosse giustificata. Ma tu non puoi farlo, Misha. Non puoi supportare quel ciclo. Dargli il permesso non ti salverà.»

La Sexton si riscatterà con il lettore offrendo un finale degno, ma senza cercare una soluzione miracolosa o una redenzione poco credibile: i personaggi resteranno tutti fedeli a loro stessi fino alla fine. Un romanzo cupo, i cui temi sono stati trattati anche in altri libri, con la sola differenza che poco di ciò che accade in questo è consenziente, ma c’è sempre la costrizione. Un romanzo da leggere a cuore aperto e solo se vi sentite a vostro agio nell’affrontare temi scomodi, che più che coinvolgervi vi causeranno rabbia. Almeno per me è andata così.

Francine

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