Tradimenti, di Augusto Novali

AeP - Tradimenti

Autore: Augusto Novali
Lunghezza stampa: 598
Editore: selfpublishing
Lingua: Italiano
Acquistabile qui

Trama:

Il ricordo di una breve esperienza omosessuale con un coetaneo, risalente ai tempi dell’adolescenza, ritorna con forza in un momento critico della sua vita e Sergio, un giovane e affermato avvocato trentacinquenne, cerca l’aiuto di Lorenzo. Dal loro incontro, in un continuo alternarsi di conflitto e di tenerezza, nascerà un’amicizia che cambierà profondamente entrambi.

Recensione:

Ci sono romanzi che catturano completamente il lettore, tenendolo col fiato sospeso, con il desiderio di sapere quale piega prenderà la storia, fino a quando non è finita e allora, ma solo allora, si comprenderà se è piaciuto oppure no.
Per me, con Tradimenti, è andata proprio così, come poche altre volte mi è capitato: leggere con l’urgenza di sapere, di vedere e scoprire che cosa succederà, nonostante la storia sia un po’ particolare e i protagonisti non entrino subito nelle simpatie, anzi.
Sergio e Lorenzo sono due persone molto diverse tra loro, conosciutisi in un ambiente particolare, un tennis club. Un giovane e ricchissimo avvocato il primo, il ragazzo della manutenzione che gioca occasionalmente con i membri del club il secondo. Si conoscono superficialmente, non sono amici e, se le cose fossero rimaste così, non lo sarebbero mai diventati. Lorenzo lavora in questo circolo, senza infamia e senza gloria, e anche se il suo ruolo lo appaga e lo soddisfa economicamente, lo usa come facciata di comodo per evitare le responsabilità che la vita gli avrebbe richiesto di assumersi. Di tutt’altra pasta è Sergio, avvocato, come suo padre prima di lui, e ricco di famiglia. Appare un po’ fragile. Così come Lorenzo, è in crisi con la sua fidanzata, una donna particolare,  con una sessualità spregiudicata che la spinge a sfidare se stessa e Sergio fino al punto che, con una fantasia molto particolare, sconvolgerà l’uomo riportando in superficie un suo ricordo, o meglio, un’ossessione.

Con Sergio era diverso, si era lasciato andare molto e lui, a sua volta, gli aveva raccontato e gli aveva parlato senza nessuna censura, nessun pudore e, in certi momenti, davvero lo aveva sentito come un fratello più piccolo da proteggere. E poi, quello che lo prendeva di più era il suo modo di fare. Si faceva usare, comandare, più o meno a suo piacimento, quasi contento di obbedirgli, di assecondarlo. E poi contemporaneamente però, gli aveva dimostrato di essere uno tosto.

  ***

Lorenzo era stato il suo maestro, e lui lo aveva scelto apposta. E aveva scelto bene. Lo aveva portato lì dove voleva arrivare, senza nessuna incertezza, senza nessuna tensione e, man mano che andavano avanti, lui si era lasciato andare sempre più tranquillamente. Aveva sentito Lorenzo come il suo fratello maggiore, la sua guida, il suo maestro. Gli aveva dimostrato di saperlo fare e lui aveva cominciato ad abbandonarsi a lui, a riconoscergli potere, a vivere la sua sottomissione, come qualcosa di naturale, da sempre cercata, quella passività che ti consegna all’altro, sicuro che in lui troverai un conforto, una guida, un amico.

Infatti, Tradimenti inizia come un racconto erotico, e sin dal principio tutto sembra attenersi a questo genere, per poi cambiare del tutto, presentandoci le lunghe ed estenuanti elucubrazioni mentali dei due protagonisti, in un’attenta, sottile e spesso feroce critica della società e dei rapporti interpersonali, della vita e della morte, della maternità e della paternità, dell’amore e dell’amicizia. E ovviamente dei loro problemi, degli enormi scheletri nell’armadio che hanno entrambi e che, aiutandosi l’un l’altro, riusciranno a tirar fuori e a seppellire per sempre. O così si spera.
In un modo che ho trovato affascinante, Augusto Novali inizia con quella che sembra una storia un po’ torbida: un giovane uomo, Sergio, in preda a inattesi turbamenti sulla propria sessualità, chiede aiuto alla persona più improbabile, Lorenzo, per risolvere un problema che lo sta divorando all’interno e che ormai sta influenzando la sua vita, ossessionandolo. Quasi controvoglia, ma in qualche modo intrigato, Lorenzo, di qualche anno più giovane, si ritroverà a provare piacere nell’aiutarlo con un metodo tutto suo. Cominciando insieme a loro questa “cura”, si assisterà a un profondo sviluppo dei due personaggi, che piano piano si evolvono, prima in modo quasi impercettibilmente e poi sempre più freneticamente, in un altalenarsi di eventi che, come sulle montagne russe, lasciano il lettore col cuore in gola, tra momenti di spensieratezza e veri e propri pugni nello stomaco, fino a un drammatico e sorprendente scambio di ruoli.
Lo stile narrativo è particolare ma efficace, sa tenere viva l’attenzione e la curiosità, anche attraverso le continue discussioni tra i due, che vengono comunque stemperate da veri e propri “fermi immagine” nelle scene più emotivamente significative. Ho trovato intrigante come vengono sviluppate certe argomentazioni. Tutti i dialoghi sono resi come se davvero si assistesse a una discussione in diretta, seguendo il pensiero dei protagonisti, ripetendo più e più volte lo stesso concetto, quasi come si trattasse della trascrizione di una registrazione, parole ascoltate e poi  riportate su carta.
Forse è questa la causa dell’estrema lunghezza del romanzo, lunghezza che è stata più volte criticata, tanto da spingere l’autore a scrivere una giustificazione al termine del libro. Devo confessare che anch’io mi sono fatta prendere dall’angoscia ogni volta che, dopo aver letto pagine e pagine dove davvero accadevano molte cose importanti, la percentuale di lettura non aumentava che di pochi punti! Ma nonostante questo, il romanzo mi ha sorpresa, coinvolta e, cosa che non mi capita spesso, commossa.
Perché davvero, questa storia così particolare è sì dura e torbida, ma anche tenera ed emozionante, e alla fine della lettura si comprende quanta strada hanno fatto i due protagonisti, quanto l’uno ha cambiato l’altro, come se si fossero scambiati la pelle.

Lorenzo girò il viso verso Sergio due volte e poi tornava a guardare fisso davanti a sé e se ne restava addossato al lampione. Quando Sergio sentì di poterlo fare, di essersi riavuto, lentamente si diresse verso Lorenzo e lo fissò. Lorenzo lo fissò, con un’espressione dura, sofferta.
“Questa me la paghi. Giuro quanto è vero che mi chiamo Lorenzo che questa me la paghi stronzo.” Sergio lo fissava tranquillo, con uno sguardo amico:
“E perché? Per cosa dovrei pagare? Per aver cercato di evitarti tutta la mia triste storia, per non dirti tutto il bello che mi hai dato, e di quanta sicurezza mi davi? Ci avevo provato. Avevo cercato di condensare tutto quanto in una sola parola. Non sono una checca, non parlavo di lustrini e piume di struzzo. Parlavo di questo: di amicizia, di sesso, di senso di protezione. Che colpa ne ho io se tu hai paura?”

Ritornando alle discussioni sulla loro visione della vita e del mondo: lo stesso titolo del romanzo, Tradimenti, prende tutta una nuova connotazione attraverso le esperienze di Sergio e Lorenzo, che danno un significato molto più particolare, originale e profondo di quello che comunemente si è propensi a intendere. È il voltare le spalle, l’abbandonare l’altro quando ha più bisogno, il decidere al posto suo, partendo dal presupposto che sia meglio così, o la volgare condivisione della propria intimità con estranei, anche peggiore della più semplice infedeltà. Tutto molto difficile da comprendere con una lettura superficiale, ma che nel contesto del romanzo si rivela la chiave di lettura per raggiungere la storia e quello che vuole realmente raccontare.

Erano amanti? Sì, oggettivamente si poteva accettare una definizione del genere. Grossolana, si diceva, ma vera. Ma non riusciva a legare a questa il sesso, gli pareva di immiserire qualcosa che sentiva più bella, più preziosa del semplice sesso. Sentiva di amarlo, di questo era sicuro, ma non riusciva a vedere nessuna speranza di un avvenire, di un amore pienamente vissuto. Nemmeno lo desiderava più di tanto. Di più desiderava vederlo sereno, felice, con una compagna al suo fianco, una famiglia sua. Decise che il sentimento che meglio poteva esprimere il loro rapporto era l’amicizia. Si disse che forse era un po’ riduttivo, banale. Ma lui si sentiva così: un amico. Anche l’amicizia è un sentimento grande, nobile come l’amore e Sergio non riusciva a trovare la differenza tra l’uno e l’altro. ”È solo questione d’intensità – concluse – ma sono, possono essere la stessa cosa!”

Nella conclusione, quando le cose sembrano dirigersi in tutt’altra direzione, rendendo indigesta non solo la storia ma il romanzo stesso, ecco che compaiono le pagine più belle, più vive e commoventi, dove, con mia sorpresa, mi sono scese le lacrime.
Nei ringraziamenti, l’autore non esclude una seconda fase della vita dei due protagonisti. Questo confesso che mi preoccupa un po’, perché, anche se non è propriamente una storia romantica, trovo la conclusione perfetta così com’è, quasi sospesa, anche se sarebbe bello ritrovare Sergio e Lorenzo alle prese con la loro vita, il loro futuro, i loro messaggi telefonici, le chiacchierate sulla vita, l’amore, il loro chiamarsi “coglione”, “stronzone” e “tutte quelle belle cose lì”.

Annesa

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2 thoughts on “Tradimenti, di Augusto Novali

  1. Infiniti ringraziamenti. Al di là delle belle parole che hai voluto riservare al mio lavoro, sono contento che tu abbia colto (e apprezzato) tutte le sfumature e le implicazioni della storia. Capita raramente di leggere recensioni (non solo dei miei lavori) così attente, motivate e equilibrate.

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    1. Sono contenta di aver colto nel segno. Cerco sempre di avvicinarmi con delicatezza nel pieno rispetto del lavoro altrui, anche quando questo non rispecchia le mie aspettative. Ma in effetti il tuo romanzo mi è piaciuto proprio tanto!
      Anna Maria.

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