Gray, di Francesco Falconi

Gray

Autore: Francesco Falconi
Lunghezza stampa: 372
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Lingua: Italiano
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Trama:

Dorian osserva l’Anima Nera strisciare sulla sua pelle come un tatuaggio, avvolgersi alla spalla e raggiungere la sua schiena. È il serpente oscuro che l’ha condannato a un inferno in terra: l’immortalità. Cent’anni prima, di fronte a un ritratto che esaltava la sua bellezza, Dorian ha osato desiderare di rimanere giovane e seducente per sempre: il suo desiderio è stato esaudito, ma il prezzo da pagare è un baratro infinito di estasi e perdizione.
Layla è tormentata da un demone che le toglie il respiro, la ragione e la volontà. È prigioniera di un corpo che sente disarmonico e deforme. Il suo rifugio è l’arte, e quel ritratto di ragazzo che da sempre disegna con precisione maniacale, occhi di ghiaccio e corpo perfetto, pur non avendolo mai conosciuto.
In una Roma incantevole e superba, Dorian e Layla stanno per incontrarsi e i loro destini si allineano come tessere del domino in attesa di essere sfiorate.

Recensione:

Mi piace molto come scrive Francesco Falconi, ho già letto i due Muses ed entrambi mi hanno coinvolta. Trovo che le sue frasi brevi e semplici rendano alla perfezione certi aspetti della vita moderna e rispecchino un nuovo modo di esprimersi. Ormai abituati ai cellulari, a whatsapp, skype e chi più ne ha più ne metta, abbiamo cominciato a scrivere con un ritmo sincopato, un po’ come il nostro respiro di persone sempre troppo impegnate e sempre di corsa.
Si sente dire spesso, di certi autori, che saprebbero rendere interessante anche l’elenco del telefono, tanto il loro stile è avvincente. Lo stile di Francesco Falconi è molto avvincente e la sua capacità di creare immagini precise con pochi tocchi sapienti è degna di un vero artigiano della parola, però questo libro non mi ha convinta fino in fondo, purtroppo. È scritto indubbiamente bene, ma l’ho trovato poco coeso.
Leggendo le presentazioni appena prima e dopo l’uscita mi ero fatta l’idea che si trattasse di un romanzo ispirato al Dorian Gray di Oscar Wilde, una specie di what if. Cosa sarebbe successo se nel romanzo originale Dorian non fosse morto? Colpa mia che sicuramente avevo frainteso qualche dichiarazione di Falconi, invece il libro racconta la storia di questo ragazzo bellissimo che vende la propria anima a questa ossessione (Anima nera, appunto) e in cambio ottiene la bellezza eterna. Dorian da quel momento in poi vaga per il mondo prima godendosi la vita, poi disperandosi.
Indipendentemente da quali fossero le mie aspettative, però, l’elemento del libro che ho trovato poco credibile è la storia d’amore. Sono fermamente convinta che anche quei libri che richiedono la tanto discussa ‘sospensione dell’incredulità’ debbano comunque avere una loro logica interna, soprattutto per quanto riguarda i sentimenti. Si possono inventare mondi, armi, mezzi di trasporto, situazioni infinite, ma i sentimenti sono e rimangono quelli di cui abbiamo conoscenza come esseri umani, e personalmente trovo poco credibile che un uomo con l’età e le esperienze di Dorian possa, di punto in bianco, innamorarsi di una ragazzina apparentemente insignificante. Non dico che l’amore debba avere una giustificazione logica, se lo facessi potrei smettere immediatamente di leggere romance, ma non può neppure cadere dal cielo così, all’improvviso. In questo mi è sembrato che il romanzo fosse troppo superficiale. Certo, vuole essere una rappresentazione fedele del culto dell’estetica a scapito del contenuto, salvo poi invertire i ruoli e dimostrare che ciò che conta davvero è l’anima. L’aveva già fatto Oscar Wilde.
Ci sono alcuni punti che sinceramente non ho capito: Dorian cerca la vendetta e quindi fa innamorare quante più persone possibile spezzando poi loro il cuore? Che senso ha? Se uno ci mette più di cento anni per capire che la vendetta è inutile, beh, auguri… Da lettrice, da essere umano, avrei preferito una presa di coscienza lenta, protratta negli anni, anziché questa epifania che gli cade tra capo e collo e lo lascia tramortito.
Layla. Tipica eroina che parte in sordina per poi dimostrare di possedere gli attributi e finisce con il conquistare il mondo. Ovviamente nel mezzo ci sono drammi, pianti, sofferenza. Nulla di nuovo.
L’incognita più grossa del libro, però, è Giacomo (insieme a Layla). Credo che fin dalla seconda scena in cui compare, il lettore intuisca quali sono i sentimenti di Giacomo per Layla, eppure sembrano normali. Nessuno dei due fa una piega, una seppur piccola turba mentale. Giacomo bacia Layla e lei ci pensa sì e no mezza giornata (se è stato di più chiedo venia, ma non lo ricordo) e poi tutto torna come prima. Giacomo si trova la fidanzata, nel tentativo palese di dimenticare/ingelosire/ferire Layla, e anche questo è normale. Poi Layla va a Siena, parlano al telefono, lui vuole che torni e lei non si chiede perché, lo attribuisce ad affetto fraterno. Boh, sarò vecchio stampo io, ma l’incesto, sia quello consumato che quello solo desiderato, mi dà ancora un po’ da fare.
L’unico personaggio del libro che davvero attira l’attenzione è l’Anima nera, questa specie di ombra che in ognuno prende una forma diversa (interessante alla fine la domanda di Giacomo Cos’è l’ossessione, che potrebbe strizzare l’occhio a un presunto seguito).
In poche parole, non ho apprezzato il tentativo di riscrittura in chiave moderna di un classico. Succede spesso purtroppo, e non sono una di quelle lettrici che disdegna le riscritture. Orgoglio, pregiudizio e… zombie l’ho adorato nella sua assurdità. Penso solo che quando si trae ispirazione da personaggi già creati o si cambiano totalmente oppure si scrive una storia diversa.

Vittoria

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