Endora – Uomini sottomessi, di Fernanda Romani

AeP - Endora. Uomini sottomessi

Autore: Fernanda Romani
Serie: Endora
Lunghezza stampa: 71
Editore: selfpublishing
Lingua: Italiano
Acquistabile qui

Trama:

Il Regno di Endora è una società matriarcale dove gli uomini vivono in condizioni di sottomissione, penalizzati in ogni aspetto della loro vita. Quelli più attraenti sono avviati alla prostituzione fin da ragazzi diventando così “liberi amanti”, gli unici individui di sesso maschile che hanno la possibilità di diventare ricchi.
Killiar era uno di loro; ambito e ricchissimo, si è innamorato e ha ceduto al matrimonio con una militare di carriera, Izrhad. È stata un’unione felice ma, alla morte della moglie, in guerra, ha perso tutto.
A Endora gli uomini non hanno diritti ereditari.
Naydeia, ufficiale dell’Armata, Comandante del reggimento “Giglio”, era la migliore amica di Izrhad, la moglie di Killiar, ed è innamorata di lui da prima che loro si conoscessero. Ha sempre vissuto il proprio amore come una condanna; si è allontanata dalla sua amica, incapace di vederla felice assieme all’uomo che anche lei avrebbe voluto, ma gli Dei o il destino hanno deciso di darle un’altra occasione…
Daigo è un Aldair, uno straniero che a Endora può solo fare il mercenario sessuale per le donne dell’esercito che, per evitare di rimanere incinte, usano per il proprio piacere solo uomini di etnie incompatibili con loro. Costretto a prostituirsi per motivi religiosi, Daigo è un guerriero, figlio di un capo tribù. Incontrerà Naydeia e Killiar sulla propria strada e questo potrebbe cambiare il suo destino.
Mentre questi tre personaggi intrecciano le loro vite e i loro sentimenti nel corso di una campagna militare piena di insidie contro i temibili Qanaki, nella capitale, Omira, si dipanano intrighi dove la magia ha un ruolo fondamentale. Yadosh, l’unico uomo di tutto il regno dotato di potere politico, sta cercando una pericolosa verità, nascosta nelle pieghe della Storia. È un individuo senza scrupoli, disposto a tutto pur di migliorare le condizioni sociali degli uomini di Endora, ma dovrà misurarsi con avversarie feroci, ben decise a impedire qualsiasi cambiamento.

Recensione:

Non vorrei apparire eccessiva nel parlare troppo entusiasticamente di questo breve romanzo, ma in queste poche pagine, una settantina in tutto, Fernanda Romani, al suo esordio, credo proprio che abbia centrato il suo obbiettivo, realizzando una storia non solo originale e ben strutturata, ma anche creando un mondo che ha tutte le carte in tavola per prendere un posto di tutto rispetto nel panorama dei romanzi fantasy distopici.
Attraverso le pagine si percepisce la cultura dell’autrice in fatto di fantasy, fantasy puro per intenderci, e per chi è patito di questo genere letterario non sarà difficile scovare qua e là attinenze e richiami a opere molto più famose, se non ai veri e propri classici.
Lo si intuisce nella struttura gerarchica della società delle donne e degli uomini Dikkral e Aldair,  nella descrizione di paesaggi, molto spesso lugubri e pieni di insidie ma che sembrano anche uscire da un sogno; nello sviluppo dei personaggi, con le loro definizioni in divenire, tanto da farmi cambiare opinione in merito durante la lettura, ma quasi tutti tormentati da demoni interiori, legati a un proprio e personale senso di lealtà, alla ricerca di una felicità o agognata o perduta;  nell’immaginare tradizioni, culti religiosi e figure magiche, ma non quelle di una fiaba della buonanotte.
Personalmente ho intuito e riconosciuto richiami ad autori come Zimmer Bradley, Martin e ad altri scrittori. Con questo non si vuole certo tacciare di plagio l’autrice, piuttosto intendere quasi un tributo a scrittori che hanno fatto la storia letteraria del fantasy, essendo il romanzo riuscito originale e affascinante.
In questo primo capitolo della saga un pesante senso di infelicità, di ineluttabilità del destino, nonostante ci si affanni a combatterlo, permea tutta la vicenda e non risparmia nessun protagonista, inclusi quelli che occupano posizioni privilegiate nella particolare società immaginata dall’autrice, ma che già si delinea complessa e al tempo stesso fragile a causa delle sue rigide leggi.
Una società, come appunto spiegato nella sinossi, dove le donne Dikkral sono al vertice di ogni ambito, ma non solo, e i maschi sono relegati in compiti e ruoli piuttosto degradanti quando non umilianti, poco più di prostitute quelli bellissimi, servi e schiavi gli altri, in un equilibrio precario che già mostra i segni di debolezza.
In questo scenario cupo e opprimente s’intrecciano le vite dei tre personaggi principali, accomunati da un unico tragico e beffardo destino: quello, in sostanza, di amare senza essere ricambiati, complici soprattutto le rigide leggi femminili che ferocemente disequilibrano le relazioni e i rapporti in un clima di tensioni e sospetti, anche là dove esiste quello che viene chiamato “il legame”.
Nel film Qualcosa è cambiato lo scrittore, interpretato da Jack Nicholson, a chi gli chiedeva come facesse a descrivere così bene una donna, rispondeva: “Penso a un uomo e gli tolgo razionalità e affidabilità.” Nel caso di Fernanda Romani credo che abbia pensato a due donne e a un uomo e abbia, in modo speculare, invertito i ruoli ma, al tempo stesso, reso originali alcune peculiarità che hanno reso credibili e non stereotipati i personaggi.
Difficile non restare colpiti da Killiar, Daigo e Naydeia. Difficile non parteggiare e soffrire per tutti e tre. Perché il loro è molto più di un semplice triangolo, dove ogni lato è disperatamente innamorato dell’altro, o quantomeno fortemente desiderato, in un continuo susseguirsi di equivoci e illusioni, flebili speranze e sentimenti di rivalsa a rendere tutto più complesso, quasi compromettendo i pochi fragili punti di contatto.
Una parola per le scene di sesso, che si fermano al punto giusto per lasciare libero spazio alla fantasia, riuscendo lo stesso passionali e sensuali, sia esse siano tra un uomo e una donna o, nel caso degli Aldair, tra due uomini.
Uomini sottomessi non è però una mera storia d’amore. Man mano che si procede nella lettura si sviluppa una storia parallela fatta di giochi di potere, intrighi politici, congiure e tradimenti, dove si muovono altri misteriosi e affascinanti personaggi, primo tra tutti Yadosh, l’unico uomo Dikkral che sembra dotato di potere. E poi la guerra, contro i mostruosi e feroci Qanaki. Tutto sapientemente scritto in modo da scoprire piano piano tutti i tasselli del puzzle e metterli al loro posto.
Se vogliamo trovare un messaggio all’interno della lettura, a mio modesto parere credo che sia che non esista felicità, o armonia o equilibrio, laddove una parte prevarica l’altra, opprimendola, soffocandola e umiliandola. Non è difficile vedere la metafora di quello che avviene nelle società odierne, compresa la nostra, dove le discriminazioni sessuali, frutto di cecità e fanatismo, sono causa di tragedie assurde.
Tirando le somme, Uomini sottomessi è un romanzo breve, un primo capitolo che è preludio a una storia coinvolgente e affascinante che già si può continuare a vivere nel romanzo seguente, Le donne d’ombra, e nel racconto, per altro gratuito, Indegno.
Un romanzo scritto con stile fluido, schietto, diretto ma mai volgare, pieno di neologismi particolari per definire i personaggi, i loro ruoli e i rapporti che li definiscono.
Una bellissima lettura, affascinante, coinvolgente ma soprattutto nostrana.

Annesa

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