La stagione degli innocenti, di Samuel Bjørk

AeP - La stagione degli innocenti

Autore: Samuel Bjørk
Lunghezza stampa: 466
Editore: Longnesi
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Ingrid Basso
Acquistabile qui

Trama:

Nel folto di una foresta norvegese immersa nel silenzio, c’è qualcosa di inatteso. Qualcosa di crudele. La giovanissima vittima è impiccata a un albero e ha al collo l’unica traccia lasciata dall’assassino: un cartello con scritto Io viaggio da sola.
La gravità del crimine spinge la polizia di Oslo a riaprire una speciale unità investigativa, la più efficace ma anche la più irregolare, e a richiamare in servizio il veterano Holger Munch. Sovrappeso, divorziato, solitario e appassionato di enigmi, Munch è un uomo all’apparenza gioviale che però dentro di sé nasconde un abisso. Ma è anche il secondo miglior investigatore della polizia norvegese.
Il migliore in assoluto è la sua collaboratrice, Mia Krüger, e Munch sa di aver bisogno di lei per venire a capo di quel terribile enigma. Ma deve riuscire a convincerla a tornare in azione. Mia infatti sta attraversando il momento peggiore della sua vita. Eppure, anche nella più cupa disperazione, niente può fermare le sue capacità di intuizione. È lei a cogliere l’indizio che era sotto gli occhi di tutti e che nessuno ha visto, il segno più terrificante lasciato dal killer. Un segno che non lascia spazio a dubbi: questa vittima è soltanto la prima di una lunga serie.
Solo Mia e Holger possono impedire che la fine dell’inverno diventi una strage di innocenti, soltanto loro possono fermare una mano omicida che presto colpirà vicino… Molto vicino. 

Recensione:

Era davvero da tanto tempo che non mi concedevo un giallo e sono felice di aver interrotto questo digiuno con La stagione degli innocenti. Libro davvero interessante, molteplici i contenuti e gli argomenti trattati.
Il giallo in sé è in realtà piuttosto classico: un serial killer da trovare, che uccide delle bambine di circa sei anni. Sarà il fatto che sono madre, sarà la tempistica perfetta con cui ho cominciato il libro (è ambientato all’inizio del periodo scolastico), non è stato facile leggere di questi efferati omicidi. Bambine vestite da bambole, ritrovate impiccate con corde da saltare e lo zainetto della scuola sulle spalle. E sebbene le loro morti abbiano un aspetto quasi pacifico, questo non sminuisce la terribile e insana violenza del gesto. Le motivazioni sono abbastanza chiare fin quasi da subito, al contrario dell’identità del colpevole che, alla fine, ci fa fare un bel salto sulla sedia. Forse la trama sfrutta troppe coincidenze e magari alcuni giallisti più esperti di me potrebbero notare qualche forzatura.
Ma la cosa è trascurabile, a mio avviso, perché la bellezza di questo libro risiede in tutto ciò che ci viene raccontato nel contorno dell’indagine.
I personaggi sono particolari e ben caratterizzati: Mia, una donna distrutta e con un’oscurità interiore pronta a divorarla, si risveglia da un torpore auto inflitto per risolvere un ultimo, disperato caso. Munch, poliziotto vecchio stampo, ha bisogno di riscattare se stesso, sia personalmente che professionalmente, e tenta disperatamente di proteggere ciò che ama, quel poco che gli è rimasto. E poi tutti i personaggi secondari: i componenti della squadra investigativa, l’assistente del capo della setta religiosa, il ragazzino dei boschi, i giornalisti. Anche le semplici comparse sono dei piccoli e vivi scorci sulle vite di qualcuno, vite che non possiamo non sentire vere.
Inoltre, come dicevo all’inizio, tutti questi personaggi prendono vita per parlarci di temi più o meno difficili, ma tutti molto attuali.
Non manca il dibattito fedeli contro atei. In una nazione come la Norvegia, in cui la laicità dello stato è effettiva e la fede religiosa la vera eccezione, in un piccolo paese, l’arrivo nei boschi di una comunità cattolica molto chiusa scatena un pregiudizio a cui noi italiani siamo davvero poco abituati, ma che dovrebbe spingerci a riflettere. Sarà Tobias, tredicenne, ad affrontare direttamente il pregiudizio e a cercare di comprendere una ragazzina che alla fine chiederà il suo aiuto. 

«Io non credo in Dio», disse di nuovo Rakel.
Ne avevano parlato molte volte. A quanto pareva era importante per Rakel. A volte sembrava che parlasse più con se stessa, ma Tobias cercava sempre di risponderle meglio che poteva.
«Perché se Dio esistesse, non permetterebbe alla gente di fare cose cattive, non credi?»
Rakel si avvicinò un po’ di più e gli strinse la mano. Lui rispose alla stretta. Ogni tanto lo facevano.
Andrà tutto bene. Siamo qui insieme.
«Hai ragione», disse Tobias, anche se non era così interessato al fatto che Dio ci fosse o meno.
A scuola avevano imparato che esistevano molti modi diversi di credere in un dio, ma non era esattamente il suo argomento preferito, non ci aveva mai pensato tanto prima di allora.
«In cosa si crede quando si smettere di credere in Dio?» chiese Rakel.
«Superman?» rispose Tobias cercando di essere divertente.

Altro argomento “scottante” è un’accusa, neppure troppo velata, verso la spietatezza dei media. Incontriamo un ristretto gruppo di giornalisti che, venuti a conoscenza di fatti rilevanti per l’indagine, si trovano a dover decidere se passare le informazioni alla polizia o se tenersele per accaparrarsi uno scoop. Questa arroganza viene punita severamente. L’assassino porrà sulle loro spalle un peso devastante che segnerà per sempre le loro vite.

Fu senza dubbio il minuto più lungo della vita di Mikkel Wold. E il più breve. Il minuto più corto e il più lungo. Fu come se il tempo si fosse fermato. E allo stesso tempo gli scivolasse tra le dita. Il tempo aveva assunto un nuovo significato. Il tempo non aveva più alcun significato.

Uno dei temi che la fa da padrone è la malattia mentale, in molte forme. La disperazione e l’annullamento causato dalla depressione. La pazzia più pura, quella che fa perdere l’identità di sé e che ne crea di nuove. La terribile infanzia che spezza l’anima delle persone, creando sociopatici spietati e violenti. Ognuno di questi individui attraversa il libro con un peso maggiore sulle spalle rispetto agli altri personaggi, dovendo combattere una doppia battaglia, con il mondo e con loro stessi: l’investigatrice con la depressione e le tendenze suicide, una sospettata che soffre di sdoppiamento della personalità, un’altra che è sociopatica, un ragazzo succube del capo della setta che ha perso il senso della realtà… Ho trovato molto interessante il personaggio di Mia, in cui la depressione profonda e l’intuizione quasi geniale combattono una lotta serrata, talvolta tanto confusa da trascinare la donna in una spirale caotica da cui fa fatica a tirarsi fuori.
In conclusione, davvero un bel libro. Scorrevole al punto giusto: bravo l’autore e brava la traduttrice. Il lessico varia molto, adeguandosi ai contesti e alle situazioni. È ricco, mai banale e soprattutto mai pomposo. La lettura scorre bene e la storia sa tenere il lettore incollato alle pagine.
Qualcuno potrebbe trovare disorientanti i continui cambi di punti di vista da capitolo a capitolo, spesso anche quello di personaggi che compaiono una sola volta, ma personalmente li ho trovati assolutamente azzeccati e credo che contribuiscano a rendere più giusta l’atmosfera.
Mi sento decisamente di consigliarne la lettura e mi auguro che l’autore decida di scrivere presto un seguito.

Cate

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