Non ho bisogno di te di J.H. Knight

non ho bisogno di te

Autore: J.H. Knight
Lunghezza stampa: 241
Editore: Triskell
Lingua: Italiano
Traduzione a cura di: Chiara Messina
Acquistabile qui

Trama:

Tommy O’Shea sta crescendo i suoi sette fratelli minori senza l’aiuto del padre e della matrigna tossicodipendenti. Da quando aveva quindici anni è riuscito a dare loro di che sfamarsi e a non farli finire di nuovo in affidamento, ma questo richiede sino all’ultima briciola della sua energia. L’ultima cosa di cui ha bisogno è una storia d’amore che complichi ulteriormente la sua vita.
La recluta Bobby McAlister non ha nulla a che spartire con la realtà squallida e crudele in cui è cresciuto Tommy, eppure il ragazzo non riesce a toglierselo di torno. Man mano che la loro improbabile amicizia si trasforma in una relazione incerta, i due cominciano ad affrontare le quotidiane tempeste dell’esistenza di Tommy con molte risate e più di qualche accesa discussione.
Tommy non è abituato a contare sugli altri e non ha mai chiesto aiuto in vita sua, ma quando una tragedia si abbatterà sulla sua famiglia, mettendo a rischio tutto quello per cui lui e i suoi fratelli hanno lottato, il giovane sarà costretto a imparare a fare entrambe le cose per riprendersi dal duro colpo subito.

Recensione:

Comincio la recensione con una preghiera all’autrice, nella speranza che per un motivo o per l’altro la legga: per favore non chiami più i suoi personaggi con nomi molto, molto simili. Si fa una fatica tremenda a distinguerli.
Detto questo, avete presente quando si inizia a leggere un libro e già dalle prime pagine ci si ritrova incollati alla storia con la certezza che sarà un bellissimo viaggio? Ecco, questo è il caso con Non ho bisogno di te. L’incipit getta il lettore direttamente al centro della trama e nel primo capitolo facciamo già la conoscenza degli interpreti principali di questa storia: Tommy e Bobby. Il libro è raccontato con il punto di vista di Tommy, un ragazzo ironico e divertente quanto sfortunato e determinato.
Non starò qui a tessere le lodi di quanto Tommy sia eroico perché sin da giovanissimo si prende cura dei numerosi fratelli (sette), perché sacrifica la propria giovinezza sull’altare della famiglia, o perché adatta le regole della legalità ai suoi bisogni ma non quelle della moralità. Prendendo spunto da un vecchio spot pubblicitario di qualche anno fa, Tommy è l’uomo che non vuole chiedere mai. La vita gli ha insegnato presto che l’unica persona di cui può fidarsi e su cui può contare è solo se stesso, motivo per cui non sarà facile instaurare un rapporto paritario con Bobby.
Ciò che mi ha colpito in questo libro è altro: quali sono le ragioni che spingono una persona a farsi e a fare volontariamente del male? Da una parte l’autrice si ispira a un’idea di ereditarietà sociale di zoliana memoria, per cui se sei cresciuto in un determinato ambiente non puoi che comportarti in un certo modo, e infatti c’è un passo in cui Tommy parla degli zii e dei nonni come delinquenti incalliti e alcolizzati, ribadendo più volte il concetto durante quasi tutto il libro, un po’ anche riferendosi al timore che i fratelli minori possano prendere quella stessa china.

«Vero,» rispose il poliziotto con un fil di voce, girandosi di nuovo a guardarlo. «Non avete degli altri parenti? Zii, zie, qualcuno che sia in grado di… aiutarvi?»
Tommy rise di nuovo, amando e allo stesso tempo detestando il modo in cui Bobby tentava sempre di aggiustare le cose, di aggiustare loro. «Tra papà e mamma, abbiamo più o meno una dozzina di zii e zie sparsi per il paese e, che tu ci creda o no, Cal e mia madre erano i migliori della brigata, prima che lei morisse, almeno.»
Bobby sembrò non riuscire a trattenersi dal chiedere: «Com’è possibile?»
A quel punto, Tommy proruppe in una fragorosa risata . «Non ne ho idea.» Poi seguitò a spiegare: «Almeno due di loro sono registrati come molestatori sessuali, un altro paio è dentro per reati minori. Oh, eccetto il fratello di mia madre… lui sta scontando quattro ergastoli perché ha ucciso una famiglia per ventisette dollari. Mia nonna materna è morta da una decina d’anni, e la cosa migliore che posso dire di lei è che ci ha lasciato un tetto.» Alzò la mano e fece un vago gesto in direzione della stanza. «Vengo da una lunga stirpe di alcolisti e drogati, Bobby. Dovresti dartela a gambe, finché sei ancora in tempo.»

Dall’altra parte ci sono delle ‘scusanti’ per lasciarsi completamente andare e sono perfettamente racchiuse in Cheryl, la matrigna di Tommy nonché madre di due dei suoi sette fratelli. La sua storia prende solo una mezza pagina, forse poco più, ma è di certo il momento più straziante del libro perché con poche, azzeccate e, paradossalmente, delicate parole l’autrice ci mostra come il dramma di poche ore possa condizionare e rovinare una vita intera. Non tutte le persone nascono cattive, sembra dirci J. H. Knight, ma è la cattiveria degli altri a farle diventare tali. Può sembrare in opposizione a quanto detto prima riguardo al determinismo, invece non credo, perché comunque la vita è complicata e sarebbe assurdo cercare di dare una spiegazione univoca di cosa muove i comportamenti delle persone.

Impietrito. Tommy si sentiva come una statua di sale. Non sapeva che dirle. Una ragazza veniva violentata o molestata e tentava di stordirsi con l’alcol e le droghe finché la sua vita non sprofondava in un buco nero senza via d’uscita. Succedeva di continuo. Forse anche ogni giorno. Sarebbe potuto capitare a Colleen, dopo quello che le era successo col tipo a cui era stata affidata. Dannazione, sarebbe ancora potuto succederle. O magari sarebbe toccato a Carrie. O a Zoe. A una qualunque di loro. Ma quello che lo aveva paralizzato, che lo aveva tramutato in una immota e fredda scultura, era il pensiero di sua madre. Non si era mai interrogato sulle ragioni che l’avevano spinta a bere e drogarsi. Quelle cose facevano parte di lei, così come facevano parte di suo padre. Aveva sempre immaginato che dovesse esserci una sorta di codice genetico preordinato, che entrava in azione come una chiave che girava in una toppa. Provavano una sostanza, gli piaceva e, a un tratto, non erano più in grado di smettere.
Per la prima volta in vita sua, però, si trovò a chiedersi quale fosse stata la vera storia di sua madre. Peccato che lei non potesse più rispondergli.

Altro tema che viene affrontato è appunto quello delle molestie e dell’incapacità del sistema statale di proteggere i minori a esso affidati. È certamente uno degli argomenti più toccanti che incontriamo nel libro, però il modo in cui viene descritto ‒ o forse è la rassegnazione di Tommy e il suo modo matter of factly di parlarne ‒ fa sì che non risulti eccessivamente opprimente.
Ho molto apprezzato lo stile dell’autrice che parla di argomenti difficili senza mai risultare morbosa o sgradevole.
La storia d’amore è piacevole da leggere, ma sinceramente è per tutto il resto che mi sento di consigliare vivamente questo romanzo.

Vittoria

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